Nostra Signora dei missili
di Michele Basso
(www.sottolebandieredelmarxismo.it)
Già al tempo della campagna per la presidenza, in Pennsylvania, Hillary Clinton rispose alla domanda di un giornalista: “Che succede se l'Iran attacca con armi nucleari Israele?” “Se fossi presidente, attaccheremmo l'Iran e saremmo in grado di annichilirlo completamente” (Carta, Soldato Hillary , 23 Aprile 2008). Questo la dice lunga sui teneri sogni di pace della degna erede della politica di Bush, Cheney e Rice.
Sulla produzione di atomiche da parte dell'Iran, ancora indimostrata, ha recentemente dichiarato: “l'Iran non ha diritto di avere una capacità nucleare militare” “gli Usa sono decisi a impedire che l'acquisisca”. “Non esiteremo a difendere i nostri amici, i nostri interessi e soprattutto il nostro popolo con vigore e, se necessario, con la forza militare più potente del mondo”. Anche lei, come Bush, ha la delega del Padreterno, e può stabilire chi ha il diritto di tenere l'atomica, minacciando l'apocalisse per chi si opponesse il suo volere.
Le notizie che giungono dai giornali e dai siti internet sono allarmanti. In Israele, le manovre “Turning Point 3”, costituiscono una gigantesca esercitazione per preparare l'esercito e l'intera popolazione a un possibile attacco missilistico, nel caso probabile che l'Iran reagisca all'attacco sui siti nucleari colpendo le città israeliane. Navi da guerra e sottomarini Dolphin sono entrati nel mar Rosso, e un funzionario israeliano della difesa ha dichiarato al Times che bisogna prendere sul serio la possibilità di un attacco all'Iran. Il governo egiziano assicura un “libero” passaggio dal canale di Suez. Aerei F-115 e F-116, assistiti da aerei radar Awacs, aerei cisterna, elicotteri, si esercitano per bombardare i siti atomici di Natanz, Isfahan, Arak, anche con atomiche tattiche, infischiandosene dello spazio aereo di altri Paesi. Tante nuove Chernobyl, radiazioni diffuse in tutto il globo.
Tutto sembrerebbe pronto, ma ci sono sempre gli imprevisti: “Dal quotidiano israeliano Haaretz viene una buona notizia. Il test eseguito mercoledì scorso in California dagli specialisti della difesa missilistica israeliana è miseramente fallito. Le forze militari israeliane, in preparazione di un possibile attacco all'Iran, avevano deciso di testare i missili intercettori Arrow 2, in grado – almeno a detta del Ministero della Difesa di Israele – di neutralizzare i missili Shihab 3 con cui l'Iran potrebbe effettuare una ritorsione in caso di attacco. Israele non può permettersi di andare in guerra contro la Repubblica Islamica senza possedere uno scudo antimissile adeguato.” (1)
Considerando che Teheran ha acquistato dalla Russia missili ben più efficaci degli Scud posseduti da Saddam, i guerrafondai del governo di Israele dovranno pensarci molto bene, prima di attaccare. Ci sono, poi, molti tecnici russi che curano gli impianti iraniani, e la Russia con la Georgia ha dimostrato di essere in grado di reagire con decisione contro chi attacca i suoi uomini. L'Iran, inoltre, potrebbe bloccare lo stretto di Hormuz, affondando navi nei punti meno profondi, bloccando il flusso del petrolio per lungo tempo.
Dire che la guerra non si farà perché troppo pericolosa, perché è una pazzia, non è realistico. Cose simili si sono già scritte alla vigilia della prima guerra mondiale. Ma anche se la peggiore ipotesi non si verificasse, l'alternativa possibile non sarebbe certo la pace.
Israele, per attaccare, ha bisogno della piena collaborazione degli Stati Uniti, e ci sono segnali che fanno pensare a divergenze. Il ministro israeliano Dan Meridor (Likud) ha definito un errore le dichiarazioni di Hillary Clinton sulla disponibilità degli Stati Uniti a creare un ombrello difensivo sui paesi del Medio Oriente nel caso che l'Iran ottenesse la bomba atomica “Si ricava quasi l'impressione che gli Stati Uniti si siano rassegnati. È preferibile piuttosto impedire all'Iran di raggiungere l'obiettivo di dotarsi di armi nucleari.” (2)
Gli Stati Uniti sostengono di essere contro la proliferazione delle armi nucleari, ma sono pronti a “proteggere” gli alleati mediante una gigantesca struttura con armi atomiche. Se la guerra all'Iran è ancora incerta (e potrebbe sempre verificarsi, dopo una serie di operazioni di destabilizzazione del paese, approfittando dei contrasti interni alla repubblica islamica), è certissimo il gigantesco affare della vendita delle armi. Approfittando della paura dei paesi del Golfo, s'impone loro una corsa al riarmo, e buona parte della rendita petrolifera di quei paesi finirà in mano americana, con qualche concessione anche agli altri paesi imperialisti. Le esportazioni statunitensi ne avranno un forte giovamento. La paura potrà neutralizzare le proteste dei religiosi, che non vogliono basi militari nelle vicinanze dei luoghi sacri, e i regimi arabi più reazionari, quelli che la nostra eufemistica stampa chiama “moderati”, avranno ulteriori pretesti per incarcerare e torturare gli oppositori, accusandoli di intesa col nemico.
L'imperialismo statunitense, quando non può portare fino in fondo la politica di guerra vera e propria, si serve della guerra fredda. La forza militare dell'Unione Sovietica fu ingigantita dalla propaganda, persino prima che Stalin fosse in possesso dell'atomica; un pretesto per portare avanti un programma di armamenti incredibile. Anche all'Iraq si attribuì una grande capacità militare (armi di distruzioni di massa, missili in grado di attaccare Londra e Parigi, ecc), ma proprio l'occupazione militare smentì tutto ciò.
I viaggi della Clinton in Medio Oriente farebbero pensare ad una nuova guerra fredda, diretta contro l'Iran, e, in forma mascherata, contro le popolazioni arabe.
Gli Stati Uniti venderanno materiale nucleare agli emirati arabi. L'accordo, firmato da Obama, ovviamente specifica che lo scopo è di provvedere ai bisogni energetici del paese e non sono previsti impieghi militari. Le stesse cose che dice Ahmadinejad.
“Secondo il giornale di Dubai in lingua inglese The National, il via libera dato da Obama all'accordo, noto come Accordo 123, è stato accolto bene dal mondo degli affari americano: saranno infatti società degli USA a competere per la realizzazione delle strutture previste dall'accordo, il cui valore si aggira intorno ai 40 miliardi di dollari.” (3) Questi colossali affari potrebbero svilupparsi se l'attacco all'Iran restasse una minaccia, mentre sarebbero di difficile attuazione in un'area sconvolta dalla guerra.
Hillary Clinton, in visita a New Delhi, è riuscita a far breccia persino nel mercato delle armi indiano. “L'accordo sulle armi prevede che gli Stati Uniti possano vendere armamenti all'India, che si impegna a dimostrarne l'utilizzo e a non rivenderle, aprendo così a Washington le porte del mercato indiano, finora appannaggio della Russia. Con questo accordo, gli Stati Uniti sperano di poter anche spingere all'acquisto dei 129 aerei da caccia per i quali New Delhi ha bandito una gara internazionale alla quale partecipano, tra gli altri, i russi con il Mig, gli americani di Boeing e gli europei del consorzio Eurofighter. ... Il secondo accordo riguarda la costruzione di due centrali nucleari americane in India. Dopo la firma di un trattato di cooperazione nucleare l'anno scorso tra l'allora presidente George W. Bush e Manmohan Singh che, nonostante l'India non abbia mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare, permetteva agli americani di vendere tecnologia e carburante nucleare all'India e a quest'ultima di comprarli da chiunque, oggi sono stati decisi i siti per i due nuovi impianti.” (4)
Questi trattati di non proliferazione nucleari sono alquanto elastici. Snobbati nel modo più assoluto da Israele, India e Pakistan, si presentano indiscutibili come le tavole bibliche quando si presume che a violarli siano paesi nemici dell'occidente, come l'Iran.
Gli Stati Uniti, agitando lo spettro dell'atomica iraniana, accrescono il loro controllo sul Medio Oriente e su gran parte dell'Asia, trovano un ricco mercato per le loro armi, puntellando nello stesso tempo regimi corrotti, come quello egiziano, contro le rivolte popolari suscitate dalla crisi economica, e quello saudita, contro rivolte nazionaliste dell'esercito, sempre più scontento dei privilegi della parassitaria casta principesca.
Quindi, anche se la dichiarazione della Clinton non fosse una gaffe, ma un altolà a Israele, non c'è da stare tranquilli. Anche quando parla di pace, la gelida signora prepara una guerra. Fredda o calda, si vedrà. A meno che gli sviluppi della crisi economica e sociale non sconvolgano i piani degli affaristi guerrafondai di Washington.
Michele Basso (fonte: www.sottolebandieredelmarxismo.it)
Note:
1) Freda ,“Bollettini di guerra possibile” ComeDonChisciotte, 25,7, 2009
2) Maurizio Molinari: “ Gaffe di Hillary: quando l'Iran avrà l'atomica” in “Informazione Corretta” 24 luglio 2009 ).
3) “Gli Stati Uniti vendono "energia atomica" all'Arabia: un business miliardario ma anche un segnale geopolitico all'Iran e all'intero Medioriente” - BusinessOnLine.it
4) “Accordo tra Usa e India su armi e nucleare” | BNotizie Magazine Fonte:
http://ilcorsarorosso.wordpress.com/2009/07/21/accordo-tra-usa-e-india-su-armi-e-nucleare
Altri articoli utilizzati:
Massimo Fini “Iran e Israele: di chi avere paura”, Don Chisciotte, 25 maggio 2009)
Articoli di Michele Giorgio, e di Dinucci, manifesto, 17/7/2009
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