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DOPO I 12 PUNTI DI PRODI
di Antonino Marceca

Il 22 marzo 2007 il governo ha dato avvio al tavolo di concertazione - pensioni, mercato del lavoro, pubblico impiego – con le associazioni padronali e i sindacati. L'unico sindacato, che pur presentando i requisiti di legge sulla rappresentatività nel pubblico impiego, non è stato ammesso è la RdB Cub. Di fronte a questa esclusione la RdB Cub per protesta ha occupato il Ministero della funzione pubblica. Sono quindi seguiti i tavoli tematici: il 28 marzo su pubblica amministrazione, il 29 marzo su produttività e competitività, sistema delle tutele, mercato del lavoro e previdenza. Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, appena tre giorni prima  dell'inizio ufficiale del tavolo di concertazione è ritornato a chiedere, dopo la sconfitta subita nel 2002, l'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, la flessibilità in uscita garantita dalla libertà padronale di licenziare. Con tutta evidenza si tratta di un'entrata a gamba tesa nella trattativa, forte del sostegno sia del governo che della Commissione dell'Unione Europea che nel libro verde sul lavoro chiede la totale disarticolazione dei diritti dei lavoratori.
Nelle intenzioni di Confindustria c'è il proposito di intervenire sui modelli contrattuali, sul salario, sugli orari di lavoro, sui diritti e sulle tutele dei lavoratori. L'obiettivo dichiarato è quello di svuotare di contenuti il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro a favore della contrattazione aziendale, utilizzando la detassazione degli aumenti salariali a questo livello, in modo tale da introdurre la diversificazione salariale tra le aziende e i territori (le gabbie salariali), riducendo la parte fissa e garantita del salario a favore della parte variabile. Sugli orari l'obiettivo padronale è quello di svuotare di ogni potere negoziale le Rsu aziendali e per questa via assumere il totale controllo sull'orario. In tema di flessibilità in entrata il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, ha ribadito la totale contrarietà padronale a rinunciare al pacchetto Treu e alla Legge 30, dicendosi disponibile a discutere la proposta del ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sugli ammortizzatori sociali.
Il governo partecipa al tavolo con l'obiettivo di continuare a tagliare la previdenza pubblica e le risorse destinate alla pubblica amministrazione. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenendo all'apertura del tavolo ha voluto ribadire la necessita di assicurare, in tema di previdenza, l'equilibrio finanziario dello Stato attraverso “una periodica revisione dei coefficienti di trasformazione e un innalzamento graduale dell'età pensionabile” portando ad esempio le misure attuate dai governi europei. Attraverso la revisione dei coefficienti le pensioni subiranno una decurtazione del 6-8 %, mentre lo scalone di Maroni sarà sostituito dalla scala tutta in salita di Damiano. Non c'è dubbio che dopo l'avvio dei Fondi pensioni, attraverso il furto del Tfr, il governo, gli imprenditori e le burocrazie sindacali considerano, per evidenti interessi materiali, ormai residuale la copertura pensionistica pubblica.
Le burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil partecipano al tavolo sulla base di un “documento unitario su welfare, sviluppo e pubblico impiego”, presentato il 6 febbraio a Roma, privo di qualsiasi piattaforma sindacale di fase in grado di difendere gli interessi immediati dei lavoratori. Anzi il documento chiede al governo di affrontare i problemi di produttività ed efficienza del sistema economico capitalistico e della pubblica amministrazione, di estendere la previdenza integrativa ai pubblici dipendenti, scippando il loro Tfs dopo aver scippato il Tfr dei lavoratori del settore privato. Per il resto si tratta di un documento di estrema vaghezza aperto a qualsiasi compromesso. Non a caso le prime dichiarazioni degli esponenti più rappresentativi di Cgil, Cisl e Uil accolgono nella sostanza le richieste di governo e associazioni imprenditoriali: dalla disponibilità all'aumento dell'età pensionabile all'accettazione di detassare gli aumenti salariali in ambito aziendale. Il crescente malessere operaio e popolare Tanta disponibilità deve comunque fare i conti con il crescente malessere dei lavoratori: il contratto nazionale dei lavoratori pubblici è scaduto il 31 dicembre 2005, oltre 400 mila lavoratori del settore sono precari; nelle ferrovie si annunciano aumenti delle tariffe e nuovi esuberi, almeno 10 mila, dopo che l'azienda in quindici anni è passata da 220 mila a 95 mila addetti; l'ultimo pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, oltre a colpire la piccola borghesia commerciale e artigianale (parrucchieri, estetiste), all'articolo 13 apre agli investimenti privati nelle scuole pubbliche “finalizzati all'innovazione tecnologica, edilizia scolastica e offerta formativa” prevedendo la loro partecipazione al “consiglio d'istituto e della giunta esecutiva delle istituzioni scolastiche”, mentre all'articolo 12 si occupa della TAV; a seguire il Disegno di legge Lanzillotta sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Proprio contro lo smantellamento della pubblica amministrazione e per la stabilizzazione dei lavoratori pubblici precari la RdB Cub ha indetto per oggi (30 marzo) uno sciopero nel settore, mentre Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato uno sciopero per il 16 aprile ma senza una chiara piattaforma rivendicativa se non il rinnovo del contratto e la richiesta all'Aran (agenzia incaricata di gestire le vertenze del settore pubblico) delle direttive contenenti le cifre precise da parte de governo per il rinnovo contrattuale.
Tra i lavoratori del settore privato l'insoddisfazione è ancora più profonda dopo lo scippo del Tfr e l'avvio truffaldino dei Fondi pensione, come dimostrano i fischi indirizzati ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e al maggior rappresentante della sinistra di governo, Fausto Bertinotti, alla Fiat Mirafiori. Proprio per questo i delegati e i lavoratori metalmeccanici esprimono “perplessità e preoccupazione” per una piattaforma salariale, relativa al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della categoria, assolutamente insufficiente ad assicurare un aumento salariale dignitoso a tutti i lavoratori, mentre le aziende ricevono miliardi di euro dallo Stato  e macinano profitti.
Le fascine si accumulano: dalla finanziaria “lacrime e sangue” al finanziamento della guerra imperialista, dalle liberalizzazioni di Bersani e Lanzillotta ai miliardi di euro agli industriali, dalle leggi precarizzanti Treu e Biagi, alla Turco Napolitano e Bossi Fini oggi riproposte negli assi centrali del decreto Ferrero-Amato, dal contratto dei pubblici dipendenti a quello dei metalmeccanici, dallo smantellamento delle pensioni pubbliche al furto del Tfr/Tfs. Altro che grande concertazione!
Il Partito di Alternativa Comunista chiede alle organizzazioni sindacali, e in particolare alla Cgil, di alzarsi dal tavolo di concertazione e alle forze della sinistra di rompere con il governo liberale dell'Unione. E' sempre più urgente e necessaria la costruzione di un fronte unico di lotta tra le forze sociali e politiche del movimento operaio per aprire una vertenza unificante sostenuta dallo sciopero generale contro il governo e il padronato.

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VENDOLA E LA PILLOLA
di Valeria Bianchino

In Puglia si sta operando l'ennesimo attacco ai diritti delle fasce sociali più deboli, in particolar modo delle donne.
Ormai due anni sono passati dalla cosiddetta “primavera pugliese”, ma al di là del clima primaverile, Vendola ed il Prc (e la sua Giunta “infausta”) di primavera di cambiamento sociale non vogliono proprio saperne, continuando a dimostrare una perfetta continuità con la politica economica e sociale della precedente giunta di centrodestra guidata da Raffaele Fitto.
Mentre il bilancio regionale prepara un regalo corposo alle gerarchie ecclesiastiche, pari a 13 milioni di euro per gli oratori parrocchiali, un'altra violenta polemica è scoppiata questa volta in tema di Sanità. La decisione da parte dell'assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, di sospendere la disposizione del direttore sanitario dell'Asl di Bari, Giuseppe Lonardelli, che aveva autorizzato la distribuzione gratuita della pillola del giorno dopo, ha creato un forte vespaio di polemiche e di rivolta generalizzata di medici e di associazione femminili e sindacali. L'intervento dell'assessore fa in modo che la “pillola del giorno dopo” vada ad essere classificata di colpo nella fascia C del prontuario farmaceutico, ovvero totalmente a pagamento.
La cosiddetta “pillola del giorno dopo” non va confusa con la pillola abortiva RU - 486, e serve a evitare delle gravidanze indesiderate. E' un farmaco d'intercettazione della fertilità che va assunto entro massimo 72 ore dal rapporto, ed è una soluzione di emergenza e non un comune anticoncezionale.
In Francia dal novembre 1999 è distribuita gratuitamente anche nelle scuole (ottenendo la riduzione del 30% degli aborti tra le adolescenti); in Italia, invece, arriva in clamoroso ritardo rispetto ad altri Stati ed è in molte regioni interamente a carico di chi l'acquista, rilasciata solo con la prescrizione del proprio medico.
L'Italia, da sempre sotto l'influenza del Vaticano, è arrivata ultima  rispetto alle altre nazioni. E' bene ricordare che fino al 1971, anno in cui fu abrogato dalla Corte Costituzionale, era ancora in vigore l'articolo 553 del Codice Penale, che vietava propaganda e uso di qualsiasi mezzo contraccettivo, punibile fino ad un anno di reclusione. Successivamente, anche e soprattutto grazie alle battaglie del movimento per l'autodeterminazione della donna, la legge 405 del 22 luglio del 1975 ha istituito i consultori familiari, il cui compito era quello di assistenza pubblica e gratuita. Negli anni successivi, nell'ottica di privatizzazione dei servizi necessari anche in tema di Sanità, i consultori sono stati pesantemente ridimensionati. 
La Puglia è la regione con il maggior numero di interruzioni di gravidanze da parte di giovanissime; nel 2005 ben 1152 adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno scelto di interrompere la gravidanza.
Unione e Cdl, alternatesi al governo nazionale, hanno di fatto decentralizzato alle regioni i poteri in materia sanitaria. Ogni regione decide dei ticket e dei piani sanitari e se si sforano i parametri stabiliti dal governo nazionale, bisogna tagliare i servizi e possibilmente aumentare la esternalizzazione ai privati, che spesso hanno legami con i politici locali.
Il tutto passa attraverso una logica aziendalista, dove il malato o chi ha bisogno più in generale di un servizio è un “utente” e chi deve offrire dei servizi pubblici, è ormai da anni, un'azienda sanitaria.
Naturalmente, anche nella Puglia del “comunista” Vendola e della sua “rivoluzione” gentile, l'ottica privatistica è la stessa, la stessa peraltro del centrodestra di Fitto, seguendo uno stesso filo di continuità che ha deluso chi credeva in un cambiamento sostanziale. Nessun cambiamento in vista! Anzi, proprio per confermare questa disastrosa continuità, il ministro della salute, Livia Turco, in visita qualche mese fa a Bari, ha elogiato il “riordino” sanitario fatto dai governi pugliesi che si sono avvicendati negli ultimi anni. E Fitto, sui giornali, ha rivendicato per sé gli elogi del ministro del governo Prodi.
L'ultima decisione in campo sanitario, quella relativa alla cancellazione della gratuità della pillola, a parte qualche dichiarazione contraria ed esclusivamente strumentale e di facciata del presidente Nicki Vendola, pressato soprattutto dalle polemiche che si sono scatenate in seguito all'annuncio del provvedimento, rientra chiaramente in un attacco complessivo che vede alleate lobby
Sicuramente la tutela della salute delle donne e un maggiore potenziamento dei consultori, indispensabili per garantire una corretta informazione soprattutto agli adolescenti sulle tecniche contraccettive, non rientrano tra le preoccupazioni del presidente Vendola impegnato com'è a banchettare con le gerarchie ecclesiastiche a cui stanzierà ben 12 milioni di euro per gli oratori.
Al governatore pugliese certamente non interessa sapere che se la pillola Norlevo ritornerà ad essere gratuita, sicuramente molte giovani donne potranno evitare di ricorrere alle sale operatorie, viste come l'ultima spiaggia.
Il Partito di Alternativa comunista pugliese rivendica non solo la gratuità del farmaco della discordia, d'accordo con i medici laici, le associazioni di donne pugliesi e i sindacati di base, che si sono schierati nettamente contro il provvedimento dell'assessore Tedesco, ma rivendica anche il potenziamento dei consultori alla base di un'informazione laica e libera contro le ingerenze della chiesa cattolica e in generale la cancellazione del piano ospedaliero Fitto-Vendola  perché il diritto alla salute delle masse popolari non sia legato alle logiche del mercato e del profitto, come i governi di alternanza borghese di centrosinistra e di centrodestra sono abituati a professare (e a mettere in pratica). politico-imprenditoriali e Chiesa cattolica.

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IRAN: PROSSIMO OBBIETTIVO USA?
di Davide Margiotta

Leggendo i principali quotidiani della stampa borghese o guardando i suoi telegiornali sembrerebbe che l'Iran di Ahmadinejad sia in procinto di dotarsi di un arsenale nucleare allo scopo di annientare i “devoti cristiani” d'Occidente.
I piani di aggressione all'Iran si reggono sulle più variopinte ragioni: perché è uno “Stato canaglia” che appoggia i “terroristi”, perché, come detto, si starebbe munendo di armi di distruzione di massa (almeno per giustificare l'invasione dell'Iraq si diceva che Saddam le avesse già!).
Ovviamente nulla di più lontano dalla realtà. Ne è prova il recente accordo nucleare in chiave anticinese siglato dal governo degli Stati Uniti con l'India che pone fine all'embargo che durava dai primi anni Settanta; oppure basterebbe ricordare come i primi reattori nucleari in Iran furono costruiti ai tempi dello Scià con l'aiuto degli stessi Stati Uniti.
Secondo la National Intelligence Estimate, l'Iran avrebbe bisogno di almeno una decina d'anni per poter sviluppare qualche forma di armamento atomico. Mohammed El Baradei, il direttore della Iaea (l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), ha sempre affermato che l'agenzia di controllo non ha trovato "nessuna prova" che esista un programma nucleare militare.
Ogni guerra è preceduta e accompagnata da un'intensa propaganda di massa per convincere chi non ha proprio nulla da guadagnarci, i lavoratori, ad appoggiare qualcosa che va precisamente contro i propri interessi. Le presunte trattative non sono altro che una recita con un finale scontato: o resa senza condizioni o guerra.
Se la guerra all'Iran non ci sarà, non sarà certo grazie alla diplomazia europea o russa, guerrafondai quanto gli angloamericani, né tanto meno per merito dell'Onu, che anche con la recente risoluzione anti-iraniana si conferma come agenzia mondiale dell'imperialismo, ma unicamente grazie al fatto che l'imperialismo si trova ancora imbrigliato dalla resistenza dei popoli iracheno ed afgano.
Al momento è impossibile stabilire quando, ma l'ipotesi più probabile è quella di un'aggressione militare a Teheran in un futuro non troppo lontano.
I Paesi imperialisti sono costantemente in lotta tra loro e con il resto del mondo per accaparrarsi le migliori condizioni politiche e finanziarie possibili per gli affari delle proprie borghesie. Questo talvolta li porta ad allearsi, talvolta allo scontro diretto.
Questa è la ragione centrale di tutte le guerre imperialiste della nostra epoca: senza comprendere questo fatto elementare, non è possibile comprendere nulla della guerra, né il modo per combatterla concretamente.
E' noto come gran parte dell'economia mondiale sia legata al petrolio, una risorsa in via di esaurimento, cosa che la rende ancora più preziosa. E già questa sarebbe una valida ragione per invadere o sabotare a proprio favore un qualsiasi Paese produttore di petrolio. I nemici del popolo iraniano si annidano tuttavia anche in Medio Oriente, in Arabia Saudita, da sempre attenta ad osteggiare ogni possibile potenza regionale concorrente, e l'Iran oggi è il diretto antagonista proprio della monarchia wahhabita.
Con la fine del dominio sunnita in Iraq in seguito alla caduta del regime baathista e l'ascesa di Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano (tutti legati al regime sciita iraniano), l'Iran può far valere come mai prima il proprio peso nella regione, a scapito proprio dell'Arabia Saudita. La borsa petrolifera iraniana I media di tutto il mondo stanno gareggiando per oscurare la questione della borsa petrolifera iraniana, e delle conseguenze che questo progetto, se realizzato, potrebbe avere sulla più potente economia del mondo, e non solo.
Gli Usa hanno il monopolio sul mercato del petrolio, essendo questo venduto esclusivamente in dollari americani nelle borse di New York e di Londra.
Per questa ragione tutte le banche centrali del mondo sono obbligate a mantenere enormi riserve di dollari (oggi rappresenta il 68% delle riserve mondiali), nonostante il debito americano di oltre 8000 miliardi di dollari.
Il progetto iraniano è quello di aprire una terza borsa petrolifera indipendente dagli Usa, basata sull'Euro, più stabile e meno indebitato. Questo causerebbe il riflusso negli Usa di centinaia di miliardi di dollari, schiacciando un'economia che attualmente vive ben al di sopra delle sue reali possibilità, grazie alla opportunità di potersi indebitare senza pagare pegno dato che tutti sono costretti a comprare dollari per poter acquistare petrolio.
Se la borsa iraniana, che per ora è ancora un progetto, avesse successo, il riflusso in America di questa montagna di dollari provocherebbe un devastante ciclo di iperinflazione: il dollaro crollerebbe, così come l'intera economia americana.
Tutti gli esperti sono d'accordo su questo. Un articolo di Alan Peter, "La minaccia dei Mullah non è infondata", afferma: “ (...) le stime più diffuse ritengono che il dollaro possa scendere a livelli terra-terra con una rapida perdita di almeno il 50%, tenuto conto della sua supervalutazione attuale del 40%”. Lo stesso Paul Volcker, ex direttore della Fed (la Banca centrale americana), ha affermato che "vi è il 75% di probabilità che il dollaro crolli entro i prossimi cinque anni".
E' superfluo a questo punto aggiungere che un crollo dell'economia americana, agli attuali livelli di divisione del lavoro mondiale e di globalizzazione della produzione, avrebbe effetti non meno devastanti sugli altri Paesi imperialisti e quindi sul sistema capitalista nel suo insieme.
Il progetto di una borsa petrolifera legata all'Euro era già stato portato avanti negli anni scorsi da Saddam Hussein, e tutti sanno come è andata a finire...
La situazione è tesissima, come dimostra il recente arresto di quindici marines inglesi da parte di Teheran. Il governo iraniano sa di non avere scelta e, qualunque cosa decida di fare, sa di essere sotto tiro: così come per Milosevic e Saddam, l'unica possibilità di evitare la guerra sarebbe quella di rinunciare alla sovranità nazionale, cioè di perdere la partita a tavolino. Come combattere la guerra Una nuova guerra all'Iran significherebbe ovviamente nuovi massacri, nuove Abu Ghraib e nuove Falluja, ma le sue conseguenze nefaste per i lavoratori arriverebbero fin nelle metropoli imperialiste.
La guerra della borghesia è duplice: all'esterno contro i Paesi dipendenti, all'interno contro il proprio proletariato; se vince la prima guerra, si rafforza di conseguenza anche nella seconda.
Ancora una volta, saremo contro l'imperialismo mondiale qualunque sìa la bandiera dietro la quale esso si celerà, dalla parte della resistenza dei popoli oppressi “come” Ahmadinejad e la borghesia clericale che esso rappresenta, ma non “con” quella borghesia, consapevoli che solo una sconfitta dell'imperialismo può favorire le lotte del proletariato, in ogni angolo del pianeta. Attualmente non esiste in Iran una direzione in grado di sconfiggere l'imperialismo e porsi il compito di rovesciare il regime borghese-clericale interno.
E' compito di tutti i marxisti rivoluzionari del mondo lavorare per costruire questa direzione e lottare innanzitutto contro i propri governi di guerra: l'internazionalismo proletario non può limitarsi solo ad un'astratta solidarietà internazionale, bisogna convincersi che solo la sconfitta del proprio governo e della propria borghesia è una vittoria per i proletari di tutto il mondo.

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QUI MONTECARLO, ANZI SAN PIETRO
di Michele Serra

L'inquadratura dal Vaticano trasmessa dalle tv nazionali sembrava identica per tutti i canali. Invece dieci piccoli particolari distinguevano i servizi tra di loro. Apparentemente, i sei network tv italiani hanno seguito l'agonia e la morte del Papa in modo identico. In realtà, sotto la stessa inquadratura di piazza San Pietro in onda su tutte le reti, appariva spesso una scritta in sovrimpressione: "Questa immagine si distingue da quelle in onda sulle altre reti solo per dieci piccoli particolari. Sapreste dire quali?"

La risposta esatta era:

1 La guardia svizzera di spalle su Raiuno, per un errore di messa a fuoco delle telecamere, aveva le righe rosse e le righe gialle della divisa invertite rispetto alla stessa guardia svizzera in onda altrove.

2 L'inviato di Raitre era lo stesso di Raidue, ma si pettinava con la riga a destra o a sinistra a seconda del collegamento.

3 Il vaticanista di Raiuno ha sostenuto che "questo Papa era amato soprattutto dai giovani", quello di Raidue ha detto "soprattutto i giovani amavano questo Papa", quello di Raitre "amavano il Papa soprattutto i giovani", quello di Retequattro "era soprattutto il Papa amato dai giovani", quello di Canale 5 "Papa giovani amato dai soprattutto questo", quello di Italia 1 "giovani soprattutto questo Papa amato dai".

4 Subito dopo il Te Deum tutte le reti hanno fatto un primo piano del coro delle focolarine in piazza San Pietro. Solo Retequattro, per un disguido, si è collegata con l'inviato a Montecarlo per l'agonia di Ranieri. Fortunatamente il parlato era identico - "il mondo in ansia" e tutto il resto - e il collega ha avuto il sangue freddo di sostenere che la curva della Rascasse e il Casinò erano via della Conciliazione gremita di giovani. Ha anche intervistato Liz Taylor, che stava uscendo da un bar, presentandola come un compagno di seminario del Papa.

5 La frase "il mondo è in ansia per la salute del Santo Padre", ripetuta su tutte le sei reti, è stata sostituita, senza avvertire i superiori, solo dallo speaker di Italia 1, che ha detto "il mondo è preoccupato per la salute del Papa". È stato licenziato.

6 A tarda notte Raitre ha mandato in onda, in esclusiva, le immagini di una colonna di linguisti, italianisti e semplici cittadini esasperati, bloccata dalle forze di sicurezza mentre tentava di raggiungere gli inviati dei telegiornali con una scorta di dizionari dei sinonimi e dei contrari.

7 Il servizio sulla giovinezza di Karol Wojtyla a Cracovia era identico su tutte le reti, tranne Italia 1 che, avendo perso la pizza con il filmato, ha improvvisato una diretta da Cracovia, con l'inviato che fingeva di essere nella Polonia del 1949. Per rendere verosimile la scena si era vestito in bianco e nero con il bavero rialzato, ma è stato tradito dal fatto che la piazza principale della città, alle sue spalle, era a colori e gremita di rosticcerie.

8 Negli approfondimenti in studio gli ospiti erano sempre: un vescovo, uno dell'Opus Dei, un teologo svizzero, un politico democristiano (ovvero, uno qualunque dei politici italiani, di destra e di sinistra), un prete, un vaticanista, una badessa, un professore di diritto canonico e infine, per garantire la laicità, un'attrice americana che vive da molto tempo in Italia e si è convertita grazie a questo Papa. Per andare in onda sulle diverse reti gli ospiti cambiavano rapidamente di posto a ogni collegamento, divertendosi molto perché uno rimaneva sempre in piedi come nel gioco dei quattro cantoni. Su Raitre, a tardissima notte, la badessa e il teologo svizzero sono andati in onda dopo essersi scambiati gli abiti per farsi quattro risate.

9 La formula ecumenica "anche musulmani ed ebrei piangono per il Papa" dev'essere piaciuta molto ai direttori di rete, perché con il passare delle ore si è trasformata in una gara al rialzo. Di rete in rete, di speaker in speaker, si è saputo che piangono per il Papa anche buddisti, induisti, zoroastriani, testimoni di Geova, mormoni, scintoisti, taoisti, confuciani, seguaci del Dio Oberon, devoti del Tempio di Urk. Alla quarantaseiesima ora di diretta, nella speranza di aggiudicarsi la contesa, Bruno Vespa ha dichiarato che piangono per il Papa anche le sacerdotesse amazzoni del pianeta Halamal. Il teologo svizzero presente in studio non ha potuto opporsi perché si era addormentato.

(Tratto dall'Espresso)

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Niente embrioni congeliamo le mamme
di Michele Serra

Continua la guerra del mondo religioso contro il laicisimo dello Stato. Un piaga da abbattere a colpi di iniziative ingegnose: dalla mutualizzazione dei miracoli alla fecondazione assisitita da un sacerdote Eutanasia, aborto legale, matrimonio gay, fecondazione assistita, autodeterminazione della donna, piercing all'ombelico, uso smodato di cibi piccanti nei take-away etnici: la piaga laicista sta infettando l'umanità. Per rimediare, si stanno moltiplicando nel mondo le iniziative dei vari movimenti per la vita, di ispirazione religiosa (soprattutto i cristiani rinati e gli ancor più zelanti cristiani trinati, che si distinguono per l'aureola multipla, a forma di anelli di Saturno). Vediamo i progetti più significativi.

1. Congelamento delle madri Per conciliare scienza e morale, anziché congelare gli embrioni, pratica blasfema, potranno essere congelate le madri, già fecondate o ancora da fecondare, con un rosario in mano e il camice da puerpera.

2. Donne Il termine 'donne', fonte nei secoli di infinite ambiguità, verrà sostituito a norma di legge dal termine 'madri', che almeno chiarisce perché mai queste curiose creature figurino tra gli esseri viventi. Molti i mutamenti nel lessico corrente: "Stasera esco a cena con una madre", "Ho visto un film sexy, era pieno di madri nude!", "Madre al volante pericolo ambulante", "Chi dice madre dice danno", "Quello è un dongiovanni, è pieno di madri", eccetera.

3. Mutualizzazione dei miracoli Le guarigioni miracolose, sempre più frequenti e in aumento esponenziale dopo la morte del pontefice, rappresentano ormai una pratica terapeutica riconosciuta e diffusa. Nel caso comportino, da parte del miracolato, lunghi viaggi a Lourdes o a Medjugorie, può essere presentato alle autorità sanitarie un rimborso spese. Qualora la guarigione miracolosa avvenga a domicilio, si avrà comunque diritto a un indennizzo per i danneggiamenti al mobilio provocati dalla troupe della 'Vita in diretta', che non se ne perde una. Inseriti nei farmaci esenti da ticket anche la pomata per le stimmate e le lenti scure per proteggersi dalla 'luce intensissima' che illumina molti miracolati. Quest'ultimo fenomeno è stato dimostrato indubitabilmente vero: si tratterebbe dei riflettori della 'Vita in diretta' accesi in faccia all'agonizzante.

4. Profilattici L'uso rimane vietato, tranne nei casi di comprovata allergia al caucciù. In quel caso l'immediata sofferenza provocata dal preservativo (arrossamenti, scariche di sternuti, asma, crisi apoplettiche, choc anafilattico) santifica il suo uso e lo assolve, perché laddove c'è sofferenza, umiliazione, prostrazione e dolore, c'è Dio. Così almeno assicura, nel suo manuale 'Soffrire con letizia', suor Addolorata, dell'Ordine delle Calpestate e Dilaniate.

5. Fecondazione assistita Ad ogni fecondazione dovrà assistere un sacerdote.

6. Eutanasia Vietatissima, ovvio. Ci sarà, per giunta, un vero e proprio giro di vite: prima di avere il diritto di dichiarare deceduto il morto e seppellirlo (con molta calma), il decesso dovrà essere accertato, secondo il diritto canonico, con una martellata in fronte. Bandita la cremazione, si auspica una maggior diffusione della pratica dell'adorazione dei cavaderi, immergendoli in formalina e lasciandoli esposti nell'androne del condominio almeno un mese. Transenne sui marciapiedi per ordinare il flusso entusiasta dei vicini di casa. Consentito il commercio delle reliquie (tibie, teschi, scalpi, protesi di silicone) solo se il parente defunto si dichiara, in vita, donatore di reliquie.

7. Divorzio È la madre di tutte le storture morali. Ma, in segno di apertura e dialogo con il mondo secolarizzato, potrà essere consentito, previa dispensa papale, solo in due casi: la morte di uno dei due coniugi, oppure quando lo scioglimento del matrimonio venga richiesto da parte di un uomo e una donna che non sono sposati e non si conoscono nemmeno.

8. Voto all'embrione L'ovulo fecondato, in quanto persona umana, avrà il diritto di voto. Nel caso non potesse ancora esercitarlo, saranno delegati la madre, che dovrà presentare al presidente di seggio il test di gravidanza, o il ginecologo, purché non sia il professor Flamigni.

9. Indulgenze La remissione dei peccati è garantita a chi sia riuscito a fotografarsi con il telefonino davanti al feretro del papa. Assoluzione estesa anche ai familiari nel caso delle foto di gruppo, con menzione al merito in caso di filmati anche brevi. Un pellegrino abruzzese, che eludendo il servizio d'ordine è riuscito a farsi fare da un amico un ritratto a olio con il papa morto sullo sfondo, sarà santificato e ha ottenuto il diritto di partecipare al Conclave.

(Tratto dall'Espresso)

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S'avanza la Populorum regressio
di Michele Serra

Papa Ratzinger in Valle d'Aosta prepara la prima enciclica. Teologi e allibratori cercano di indovinare l'argomento trattato C'è molta attesa per la prima enciclica di papa Ratzinger, in preparazione in questi giorni di vacanza in Valle d'Aosta. La stesura è stata fin qui rimandata per problemi tecnici: non si riusciva a trovare un computer con i caratteri gotici. Con un gesto molto apprezzato in Vaticano, il Museo Nazionale del Fumetto ha fatto dono al pontefice della speciale tastiera usata da Bonvi per il lettering di Sturmtruppen, sbloccando la situazione. Teologi e allibratori, in stretto contatto tra loro, cercano di indovinare l'argomento trattato. Questi i temi più probabili.

Contro Darwin
Una dura confutazione dell'evoluzionismo, però utilizzando categorie molto innovative: secondo Ratzinger, è la scimmia che discende dall'uomo, del quale rappresenta il ramo degenere. Alcuni cavernicoli panteisti, che adoravano cose assurde come le angurie e gli spiedini di cinghiale anziché il Dio Unico Korkababuk, per punizione divina furono trasformati in gorilla. Di lì la teoria ratzingeriana del de-evoluzionismo, che è il contrario esatto del darwinismo: all'alba dei tempi, l'uomo uscì già a immagine di Dio, in giacca e cravatta e con la valigetta ventiquattrore, ma poi iniziò a regredire e presto, se non tornerà sulla retta via, si trasformerà in protozoo o addirittura in cane pechinese da compagnia, notoriamente l'anello più basso e detestabile della catena della vita.

Contro il rock
È nota l'idiosincrasia di questo Papa per la musica rock, non per caso smascherata da alcuni demonologhi come veicolo di messaggi satanici. In un rapporto riservato consegnato a Ratzinger nei mesi scorsi, si sostiene che ascoltando al contrario il 45 giri di 'Be bop a Loola' si ode distintamente la frase "se non ti levi immediatamente il reggipetto, stasera guardo le finali del baseball in tv". In opposizione a questa moda degenere, il Papa pensa di organizzare un grande Live-Aid alternativo: 12 ore di canti gregoriani e di cantautori di 'Radio Maria' in play-back, con raccolta di fondi per annullare il debito dello Ior.

Contro Galileo
Anche volendo ammettere che la Terra giri attorno al Sole, si tratta di decidere se questa evidente stortura vada accettata o rifiutata. Poiché le Scritture non ne fanno cenno, va rifiutata, e bisogna vivere "ut Sol gireatur circum Terram", come se il Sole girasse attorno alla Terra, secondo la definizione di Marcello Pera. Nel nuovo catechismo verrà introdotto un apposito capitolo sulle conseguenze dottrinarie che il geocentrismo avrà nell'uso delle creme abbronzanti.

Contro il relativismo etico
La nuova enciclica si chiamerà 'Giovedì gnocchi, venerdì pesce', e si propone di ristabilire l'ordine della tradizione al disordine del relativismo, a cominciare dal ripristino del digiuno, del cappello da prete e delle sberle in canonica durante i corsi per cresimandi. Nuova impostazione anche per il dialogo interreligioso, al quale Ratzinger tiene moltissimo: gli esponenti delle altre religioni potranno presentare domanda di conversione all'apposito sportello, presentandosi ginocchioni sui ceci. Necessario che si adeguino alle indicazioni di Pera, che si raccomanda di "esistere come se Dio vivesse".

Sacerdozio femminile
La nuova enciclica 'Chi dice donna dice danno' contiene importanti aperture alle donne. Il ruolo di perpetua verrà finalmente istituzionalizzato con una investitura religiosa in piena regola, nella quale il parroco consegnerà alle novizie una ramazza consacrata e un tegame benedetto. Le donne che considerino ancora ancillare e subalterno il loro ruolo nella Chiesa latina, e lo ritengano il frutto di una società patriarcale e maschilista, potranno consolarsi, come spiega bene Pera, "vivendo come se la Svezia non esistesse".

Contro il marxismo
Non si sa ancora se si chiamerà 'Populorum regressio' o 'De rerum vecchiarum', ma certo conterrà la denuncia delle false teorie progressiste e la raccomandazione di tornare alla società tradizionale armoniosamente divisa in classi sociali bene ordinate, riflesso diretto dell'ordine celeste e della distribuzione delle cabine sulle navi da crociera. Bisogna vivere, secondo l'accezione di Pera, "come se il conto in banca esistesse".

(Tratto dall'Espresso)

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GAY PRIDE 2007
 UNIFICHIAMO LE LOTTE CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI E LE DISCRIMINAZIONI DI GAY, LESBICHE, TRANS, DONNE, IMMIGRATI, LAVORATORI
a cura del Nazionale del PDAC

Oggi manifestiamo nella stessa piazza che il 12 maggio ha ospitato il Family day. Lì si è materializzata l'offensiva politica e ideologica delle gerarchie vaticane, già scatenata con il boicottaggio del referendum sulla legge 40, con la messa in discussione quotidiana della legge 194 e con i diktat ai politici sulla timida legge dei Dico. L'attacco portato allo stato sociale e ai diritti delle donne e degli omosessuali dalle gerarchie vaticane e dai settori del capitalismo ad esse legate, e che trova una sponda nei provvedimenti del governo Prodi, deve trovare oggi la necessaria opposizione e unità. L'esaltazione del modello di famiglia eterosessuale e "santificata", del tutto funzionale al sistema di dominio capitalista,  relega in maniera anacronistica le donne negli ambiti della funzione di madre, moglie, elargitrice di cure, e mette in discussione conquiste delle masse popolari e del movimento delle donne come il divorzio e l'aborto. Allo stesso tempo il rifiuto di qualsiasi tipo di unione diversa dal matrimonio "consacrato", oltre a non prendere atto di una mutata realtà sociale (in Italia sono più di un milione, ormai, le c.d. coppie di fatto) insidia direttamente la libertà di orientamento sessuale e alimenta pregiudizi e discriminazioni. In questo clima reazionario e omofobico, oltre all'arretramento in tema di diritti, si innestano inevitabilmente episodi di violenza fisica e psicologica con l'aumento di suicidi, omicidi, episodi di intolleranza, frutto di veri e propri rigurgiti neofascisti, diretti a donne, giovani, gay, lesbiche e transessuali. Il Partito di Alternativa Comunista sostiene le rivendicazioni dei gay, delle lesbiche e dei transessuali perché le battaglie per ottenere norme antidiscriminatorie nel lavoro e nella società, il diritto a diverse e riconosciute forme di relazioni affettive (unioni civili e matrimonio), il diritto alle adozioni e alla fecondazione assistita, diventino patrimonio comune di tutta la classe dei lavoratori. Queste rivendicazioni sono parte della lotta per il socialismo, della battaglia per la costruzione di un mondo dove pregiudizi e discriminazioni siano sconfitti insieme allo sfruttamento di uomini e donne per mano della borghesia. Oggi le rivendicazioni dei diritti, la lotta contro le discriminazioni e i pregiudizi richiedono un'unità e una forza straordinarie, fuori da ogni illusione di pressione sui governi e in particolare sull'attuale governo Prodi. Un governo che da una parte offre il fianco all'offensiva fondamentalista delle gerarchie cattoliche fallendo anche sulle rivendicazioni "più moderate" come i Dico, e dall'altra manda in campo una pletora di ministri, sottosegretari, parlamentari ecc. che solo formalmente e ipocritamente sostengono il Pride 2007 (magari dando il "patrocinio" alle attività sportive come ha fatto il ministro Pollastrini), ma che non aderiscono alla sua piattaforma politica. Ennesima manifestazione  di ambiguità di cui sono responsabili anche quei partiti della cosiddetta sinistra radicale, che tentano ancora di convincerci che il governo sarebbe "permeabile" alle istanze dei movimenti. Per questi motivi diciamo che la battaglia di oggi per la difesa e conquista dei diritti delle donne e di gay, lesbiche, trans, va necessariamente inserita nella più generale lotta contro questo governo, contro la sua subordinazione alle gerarchie cattoliche e le sue politiche di massacro sociale (tagli ai servizi, riforma delle pensioni, finanziarie di lacrime e sangue), a partire dalla costruzione di un vasto e unitario sciopero generale che lo spazzi via.

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Dopo l'accordo sulle pensioni un'altra mazzata per i lavoratori
L'INFAME PROTOCOLLO DAMIANO DEL 23 LUGLIO
di Antonino Marceca

Il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, su l'Unità del 31 luglio 2007 ha rivendicato l'operato del governo nei quattordici mesi dall'insediamento. Un impegno, il suo, “per dare attuazione ai punti del Programma del Governo nell'ambito di specifica competenza del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale”, il cui prodotto comprende un complesso di “interventi e misure (…) che costituiscono l'attuazione di un disegno organico”.
Un “disegno organico”, aggiungiamo noi, che si è esplicitato in un duro attacco al salario, ai diritti e alle tutele dei lavoratori, a tutto vantaggio dei poteri forti, degli industriali e dei banchieri. Un disegno che ha trovato copertura e sostegno nella sinistra di governo (le quattro forze del "cantiere" per un nuovo partito socialdemocratico: Prc, Sd di Mussi, Pdci, Verdi) e nelle burocrazie sindacali; e ha incassato la mezza opposizione (o mezzo sostegno...) dei cosiddetti "parlamentari ribelli", inclusa Sinistra Critica di Cannavò che, al di là dei proclami sulla "necessità di opposizione", continua ad alternare voti a favore del governo, qualche (raro) voto contrario, astensioni e non partecipazioni al voto (tale è stato il voto di Turigliatto sul Dpef, motivato con la necessità... che in autunno cresca un movimento nelle piazze...). Il governo, due giorni dopo aver acquisito l'accordo sulle pensioni, ha presentato alle parti sociali, sindacati e organizzazioni padronali, il Protocollo su previdenza, lavoro e competitività. Il “nuovo 23 luglio”, come è stato definito dal presidente del consiglio Romano Prodi.
Al tavolo, il 23 luglio 2007, proprio per segnare l'importanza che il governo attribuisce al Protocollo sul welfare, sedevano oltre a Prodi, Padoa Schioppa, Damiano, Bersani, Letta, per il Partito democratico, e Rosa Rinaldi, esponente rifondarola della sinistra di governo. In definitiva, il Protocollo di Damiano riesce persino a peggiorare il "Pacchetto Treu" e la Legge 30, mentre avvia lo smantellamento del Contratto collettivo nazionale di lavoro.
SI RAFFORZA LA PRECARIETA' DEL LAVORO
Vediamone in sintesi i principali contenuti in tema di precarietà:
Contratti a termine : dopo 36 mesi, anche non continuativi, nella stessa azienda il successivo contratto a termine deve essere stipulato alla presenza di un rappresentante sindacale presso la Direzione provinciale del lavoro. Senza questo passaggio il nuovo contratto si considera a tempo indeterminato. Non ci sono né causali né tetti contrattuali nelle assunzioni di lavoratori a termine, pertanto le aziende possono farne un largo uso, mentre al sindacato è assegnato un mero ruolo certificativo.
Contratti interinali : i contratti di somministrazione individuale non sono sottoposti a vincoli e pertanto potranno continuare ad essere utilizzati dalle aziende.
Staff leasing : anche la somministrazione di gruppo potrà continuare ad essere utilizzata liberamente dalle aziende.
Lavoro a progetto : I contratti "cocoprò" permangono, in più nei prossimi tre anni l'accordo prevede un aumento dei contributi a carico di questi lavoratori (dal 23,5 al 26,5%).
COSA SUCCEDE CON I CONTRATTI
Contratti aziendal : è prevista la detassazione e la decontribuzione dei contratti di secondo livello per la parte che forma il premio di risultato, aziendale e territoriale. Quest'accordo spostando la convenienza padronale sulla contrattazione aziendale, che ricordiamo copre appena il 30% dei lavoratori, mina il Contratto collettivo nazionale di lavoro, l'unico che può garantire il potere d'acquisto dei salari e la solidarietà tra tutti i lavoratori.
Straordinari: viene abolita la contribuzione aggiuntiva degli straordinari, prevista dalla legge 549 del '95. Questi costeranno alle aziende di meno, quanto le ore ordinarie, e pertanto potranno incrementarne l'utilizzo e per questa via allungare la settimana lavorativa e peggiorare le prospettive occupazionali dei precari e dei disoccupati.
LE BUROCRAZIE SINDACALI RECITANO LA LORO PARTE
La Cisl e la Uil subito si sono dichiarate d'accordo sul Protocollo sul welfare. Il Direttivo nazionale della Cgil, riunitosi, dopo l'incontro con il governo, si è espresso a maggioranza a favore. La sinistra della burocrazia sindacale, Lavoro e Società e la Rete 28 aprile, ha espresso un giudizio negativo, mentre la maggioranza della Fiom, rappresentata da Rinaldini, si è astenuta. Subito dopo, per una settimana, è iniziato uno scambio di lettere tra il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e il presidente del consiglio, Romano Prodi. Un gioco delle parti in cui il primo, nel tentativo di gestire il forte malessere presente tra i lavoratori e i delegati in merito agli accordi, esprimeva qualche perplessità di merito e di metodo, mentre il secondo chiedeva al maggiore sindacato di firmare “per intero” il Protocollo. Un gioco delle parti che si riproduceva nell'alleanza di fronte popolare tra i ministri del Partito democratico e quelli della sinistra di governo.
Nel teatrino della concertazione, il gioco delle parti si concludeva infine con l'ultima lettera inviata il 2 agosto da Epifani a Prodi, con la conferma della firma della Cgil sull'intero Protocollo.
Il combinato tra riforma delle pensioni, Protocollo su previdenza, lavoro e competitività, e ultimi contratti firmati (dopo l'apertura alla triennalizzazione nel Pubblico impiego, i postali hanno avuto il contratto allungato a tre anni, nel turismo si è arrivati addirittura a quattro, mentre nella chimica si sono accettati deroghe al contratto nazionale) configura uno dei più pesanti attacchi registrati nell'ultimo decennio al lavoro salariato e ai giovani lavoratori.
Questi accordi, ne siamo certi, incideranno in profondità sulle condizioni materiali e politiche del proletariato per gli anni a venire, essi confermano e accentuano tutte le norme precarizzanti; riducono il salario diretto, indiretto e differito; aumentano l'età pensionabile e gli anni di contribuzione; abbassano i rendimenti pensionistici attraverso il combinato tra metodo contributivo e revisione dei coefficienti; costringono i lavoratori ad impiegare il proprio Tfr per una insicura pensione integrativa; portano allo smantellamento del Contratto collettivo nazionale di lavoro; allungano la settimana lavorativa e peggiorano la condizione dei lavoratori precari e disoccupati. ORGANIZZIAMO LA RISPOSTA DEI LAVORATORI
Il Partito di Alternativa Comunista, come già indicato a proposito dell'accordo sulle pensioni, pone con forza la necessità di organizzare un'adeguata risposta operaia e popolare all'attacco padronale e governativo: lo sciopero generale. Invita la sinistra sindacale della Cgil e la Fiom a non limitarsi agli ordini del giorno e ai distinguo , alla battaglia per un referendum certificato tra i lavoratori ma piuttosto a mobilitare tutte le proprie forze per contrastare, insieme a tutte le forze sindacali (Cub, SdL, Cobas, Slai Cobas) il “disegno organico” del governo. Nel contempo chiediamo a tutta la sinistra (Prc, Pdci, Sd, Verdi, Sinistra Critica) di scendere dal palcoscenico governativo, di rompere con la borghesia e il suo governo, di partecipare alla mobilitazione e alla lotta dei lavoratori e delle masse popolari contro il governo e il padronato.

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SACCO E VANZETTI: 80 ANNI DOPO
a cura della redazione regionale del PDAC

23 agosto 1927. Stato del Massachusetts (Stati Uniti d'America).

Alle ore 00,19 Nicola Sacco , immigrato italiano veniva giustiziato sulla sedia elettrica con l'accusa di rapina e dell'omicidio di un cassiere e di una guardia giurata.

INNOCENTE

 

23 agosto 1927. Stato del Massachusetts (Stati Uniti d'America).

Alle ore 00,26 Bartolomeo Vanzetti , immigrato italiano veniva giustiziato sulla sedia elettrica con l'accusa di rapina e dell'omicidio di un cassiere e di una guardia giurata.

INNOCENTE

Da quella lontana notte sono trascorsi ben 80 anni, e il loro ricordo non si è affievolito neppure un po'. Nessuno ha dimenticato quella tragedia, quel processo fasullo e l'omicidio di Stato di due innocenti, colpevoli solo di combattere per i loro ideali in un periodo particolare e in una nazione poco ‘democratica' contro i cosiddetti eversori, in particolare quelli immigrati da altre nazioni. Sacco e Vanzetti non erano altro che i ‘capri espiatori' di una politica di repressione e paura. Bartolomeo Vanzetti, classe 1888 nacque in un paesino chiamato Villafalletto (Cuneo) da un agricoltore. Nel 1908 a soli vent'anni abbraccia l'idea socialista del tempo, diventandone un fervente sostenitore. Purtroppo la vita in Italia in quegli anni era dura e priva di prospettive per un figlio di povera gente, e molti vedevano come unica soluzione per poter uscire da quella situazione immigrare negli Stati Uniti d'America. La Nazione delle grandi opportunità e delle strade lastricate d'oro, dove chiunque avrebbe potuto fare fortuna. Vanzetti vi si trasferì, solo dopo la morte della madre, stabilendosi nello Stato del Massachusetts, portandosi dentro la passione per la politica, infatti aderirà ai gruppi di anarchici locali. Nel 1917 Vanzetti scappò in Messico per non essere arruolato nell'esercito degli Stati Uniti ed essere mandato a combattere in Europa durante la Grande Guerra e proprio in Messico avvenne l'incontro con un altro immigrato italiano, pugliese nato nel 1891 che gli cambiò la vita. Nicola Sacco. Da quel giorno diventarono amici inseparabili e frequentarono entrambi i circolo anarchici. Il 5 maggio del 1920 furono arrestati dagli agenti di polizia con l'accusa di propaganda anarchica e per il possesso di armi. Nelle tasche dei loro capotti vennero rinvenuti dei volanti di stampo anarchico e delle armi. Purtroppo per loro in quel periodo negli Stati Uniti c'era un'ondata repressiva contro la<<sovversione>> promossa dalla stesso presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson. I due immigrati italiani divennero così i due ‘capri espiatori' per quella campagna. Successivamente furono accusati di una rapina terminata nel sangue a Sauth Baintree, un sobborgo di Boston, avvenuta poche settimane prima del loro arresto. In quella rapina perirono due persone innocenti (uccisi a colpi di pistola) il cassiere del calzaturificio <<Slater and Marrill>> e una guardia giurata. Sacco e Vanzetti dovettero subire ben tre processi farsa prima di essere condannati a morte nel 1921, senza prove concrete sulla loro partecipazione a quella rapina e addirittura con una confessione scritta da Celestino Madeiros, un detenuto portoricano che aveva partecipato alla rapina in questione, nella quale ammetteva di non aver mai visto partecipare i due italiani al sanguinoso atto. Neppure queste prove schiaccianti a loro favore, fecero cambiare parere alla giuria che li condannò al patibolo senza tanti rimorsi e ripensamenti. Il processo farsa a sacco e Vanzetti suscitò un ondata di scalpore e indignazione, in particolar modo in Italia, facendo nascere innumerevoli movimenti spontanei in loro difesa. Purtroppo Sacco e Vanzetti vennero uccisi lo stesso, infangandone per anni la loro persona. Accusati di un crimine che non avevano commesso. Solamente nel 1977, a 50 anni dalla loro morte il Governatore dello Stato del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli innumerevoli errori e omissioni fatti al processo, riabilitando completamente (anche se tardivamente) la memoria di Sacco e Vanzetti. A distanza di 80 anni negli Stati Uniti si continua ad uccidere ‘legalmente' e molti di essi risulteranno innocenti, solo dopo la loro morte e tutto a causa di una legislazione incompleta, razzista, composta di autorità corrotte e di una diffidenza verso tutti quelli considerati diversi o che professano idee differenti dal potere supremo che governa gli Stati Uniti d'America. Una Nazione governato dalle armi, dalla guerra di colonizzazione, assoggettata al dio dollaro supremo.

“MAI VIVENDO
L'INTERA ESISTENZA
AVREMMO POTUTO
SPERARE DI FARE COSI TANTO
PER LA TOLLERANZA,
LA GIUSTIZIA,
LA MUTUA COMPRENSIONE
FRA GLI UOMINI”

(Bartolomeo Vanzetti alla giuria statunitense dopo il verdetto di pena capitale )

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ERNESTO 'CHE' GUEVARA
a cura della redazione regionale del PDAC

Ernesto Guevara de la Serna nasce nella città argentina di Rosario, vicino al confine con il Paraguay, il 14 giugno 1928. Fin da bambino impara a convivere con quell'asma che lo afflisse per tutta la vita. Infatti, all'età di quattro anni la famiglia Guevara è costretta a trasferirsi prima a Cordoba, poi ad Altagracia, dove il clima è più adatto alla malattia del giovane Ernestito. Dopo essersi trasferito a Buenos Aires, si iscrive alla facoltà di Medicina, ma appena possibile viaggia per il paese in motocicletta o in bicicletta, a ovest fino alle Ande oppure a sud nell'immensità delle Pampas. A fine dicembre del 1951 parte in moto con Alberto Granado per visitare alcuni paesi della costa del Pacifico, ma a Santiago del Cile la moto viene abbandonata e i due proseguono il loro viaggio con ogni mezzo disponibile. Ernesto inizia a tenere un diario, in cui annota puntigliosamente tutto quello che capita. Ad Agosto dell'anno seguente i due si dividono: Ernesto ritorna a Buenos Aires, dove si laurea, Alberto rimane in Venezuela. Il 1953 vede il Dottor Guevara partire di nuovo verso nord: a Guayaquil, in Ecuador, dove conosce Ricardo Rojo, un esiliato argentino, che gli racconta della straordinaria riforma agraria promulgata dal Presidente del Guatemala Jacobo Arbenz, che aveva avuto il coraggio di espropriare più di duecentocinquantamila acri di terra della United Fruit Company. Senza esitare, Guevara si dirige in Guatemala. Qui conosce Hilda Gadea, un'esiliata peruviana, che lo mette in contatto con un gruppo di rivoluzionari cubani, sopravvissuti all'assalto alla caserma Moncada: Dario Lopez, Mario Dalmau, Armando Arencibia e Nico Lopez. Essi iniziano a chiamarlo Che, parola argentina di origine guaranì, che egli, come molti argentini, usa come intercalare. Nell'agosto del 1954, in seguito all'intervento militare statunitense contro il legittimo governo di Arbenz, il Che si rifugia a Città del Messico, dove stringe amicizia con un profugo guatemalteco, Julio Roberto Cáceres, "El Patojo", con cui farà per un po' il fotografo ambulante. L'anno seguente il Dottor Guevara ottiene un posto nell'Istituto di cardiologia all'Ospedale Generale della città e qui, per caso, rincontra Nico López, che lo introduce in casa di María Antonia González, sorella di un perseguitato politico del regime di Batista. In luglio il Che incontra Fidel Castro e decide di arruolarsi subito come medico alla spedizione che si sta preparando. Dopo un lungo addestramento e due mesi di prigione, finalmente il 25 novembre del 1956 lo yacht Granma parte con a bordo ottantadue uomini con rotta verso oriente, verso l'isola di Cuba. Dopo una settimana di mare mosso e di nausea, il gruppo sbarca a Playa de las Coloradas, nella parte orientale dell'isola e nel giro di tre giorni ben settanta membri della spedizione rimangono sul campo di battaglia: solamente dodici uomini si rifugiano allora tra la vegetazione della Sierra Maestra. Gli scontri armati tra l'esercito di Batista e i barbudos, che accolgono tra le loro fila sempre più gente, durano ben due anni: il 28 dicembre 1958 Guevara, a capo della propria divisione militare, vince la decisiva battaglia di Santa Clara e dopo pochi giorni, il 2 gennaio 1959, la colonna del Che entra vittoriosamente all'Avana. Il 9 febbraio un decreto del governo dichiara Ernesto Guevara cittadino cubano di nascita per i servizi resi alla rivoluzione. Tra giugno e novembre inizia un lungo viaggio tra i paesi non allineati: si incontra, tra gli altri, con Nasser, Nehru, Sukarno e Tito. Al ritorno è nominato Presidente del Banco Nacional de Cuba. L'anno seguente visita i paesi dell'est europeo e la Cina: intavola trattative commerciali con Mikoyan, Mao e Chu en Lai. A febbraio del 1961 Guevara viene nominato Ministro dell'Industria. Il 15 aprile mercenari finanziati dalla Cia tentano un'invasione dell'isola alla Baia dei Porci: il Che partecipa attivamente alla difesa e alla sconfitta degli invasori. La vita politica di Guevara prosegue tra mille impegni e viaggi all'estero: l'11 dicembre 1964 pronuncia un discorso davanti all'Assemblea Generale della Nazioni Unite, a New York; pochi giorni dopo parte per l'Africa e per la Cina. Il 14 marzo 1965 rientra a La Habana. All'aeroporto lo accoglie Fidel Castro: è l'ultima volta che il Che compare in pubblico. Il 3 ottobre, in risposta alle supposizioni fatte da alcuni giornali stranieri sulla sorte del Che, Castro legge la lettera di addio, scritta da quest'ultimo prima della sua partenza da Cuba. A novembre del 1966 Ernesto Guevara, travestito ed irriconoscibile, raggiunge la selva boliviana e si aggrega al focolaio guerrigliero, che è lì istallato. A marzo dell'anno seguente arrivano al campo base Régis Debray e Ciro Bustos, che vengono arrestati il 20 aprile ed iniziano a rivelare la presenza del Che e di alcuni cubani in Bolivia. L'esercito di Barrientos riesce a limitare la diffusione della guerriglia, che, infatti, mai attecchirà tra gli spaventati campesinos boliviani. L'8 ottobre 1967, alla Quebrada del Yuro, vicino al villaggio di Higueras, un distaccamento di rangers si scontra col gruppo di guerriglieri capeggiato da Guevara: il Che, colpito da una raffica di mitragliatrice alle gambe, è fatto prigioniero. Poche ore dopo verrà freddato con un colpo di pistola al cuore.

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1917: L'ALBA ROSSA
a cura della redazione nazionale del PDAC

La notte decisiva

Si avvicinava la dodicesima ora della rivoluzione. (...)
Feci venire allo Smolnij un nuovo distaccamento di mitraglieri su cui contare. Era l'alba grigia del 24 ottobre. Io andavo da un piano all'altro, un po' per non stare fermo, un po' per vedere se era tutto in ordine e per rinsaldare il morale di quelli che ne avevano bisogno. Lungo gli interminabili corridoi dai pavimenti di pietra dello Smolnij, ancora nella penombra, i soldati trascinavano con allegro frastuono le loro mitragliatrici. Erano del nuovo distaccamento che avevo fatto venire. Dalle porte delle sale comparivano le facce insonnolite e spaventate dei pochi socialrivoluzionari e menscevichi che si trovavano ancora allo Smolnij. Quella musica non annunciava loro nulla di buono e così, uno dopo l'altro, si affrettavano ad abbandonare lo Smolnij. Restavamo i soli padroni di un palazzo che si preparava ad alzare la sua testa bolscevica al di sopra della città e del Paese.
(...) Quella notte molte cose erano cambiate. Tre settimane prima avevamo ottenuto la maggioranza nel soviet di Pietrogrado. Eravamo allora, per così dire, una bandiera: non avevamo né tipografia, né cassa, né reparti. Ancora la notte prima il governo provvisorio aveva ordinato l'arresto del Comitato Rivoluzionario di guerra e aveva raccolto i nostri indirizzi.
(...) Come sempre il governo teneva le proprie riunioni al Palazzo d'Inverno, ma non era più che l'ombra di sé stesso. Politicamente non esisteva più. Nella giornata del 25 ottobre il Palazzo d'Inverno era progressivamente circondato dalle nostre truppe. All'una del pomeriggio faccio la mia relazione sulla situazione al Soviet di Pietrogrado. Eccone la versione comparsa sui giornali.
"A nome del Comitato rivoluzionario di guerra dichiaro che il governo provvisorio non esiste più (applausi). Alcuni ministri sono stati arrestati (grida: bene!). Gli altri saranno arrestati nei prossimi giorni, o nelle prossime ore (applausi). La guarnigione rivoluzionaria che è a disposizione del Comitato rivoluzionario di guerra, ha sciolto il preparlamento (applausi scroscianti).
(...) Le stazioni, la posta, il telegrafo, l'agenzia telegrafica di Pietrogrado, la Banca di Stato sono stati occupati (applausi scroscianti). Il Palazzo d'Inverno non è stato ancora occupato, ma il suo destino sarà deciso tra pochi minuti (applausi)."
(...) La sera tardi, attendendo l'apertura del congresso dei soviet, Lenin ed io ci riposavamo in una stanza accanto alla sala delle riunioni, dove c'erano solo delle sedie. Qualcuno ci stese sul pavimento delle coperte: qualcuno -credo la sorella di Lenin- ci trovò dei cuscini. Eravamo coricati l'uno accanto all'altro. Il corpo e lo spirito si rilassavano come una molla troppo tesa; era un riposo meritato. Ma non potevamo dormire. Parlavamo a bassa voce.
(...) Lenin mi faceva domande sui distaccamenti di guardie rosse, di marinai e di soldati che erano di guardia dappertutto.
"Che spettacolo magnifico!, l'operaio armato di fucile che si riscalda al fuoco accanto al soldato!" ripeteva con profonda emozione "finalmente l'operaio e il soldato si sono uniti!".
(...) Non potemmo restare coricati a lungo. Nella sala vicina si apriva il congresso dei soviet.
(...) Con voce spezzata Dan [dirigente menscevico] se la prendeva con i cospiratori e profetizzava il fallimento inevitabile dell'insurrezione. Esigeva che formassimo una coalizione con i socialrivoluzionari e i menscevichi. I partiti che ancora il giorno prima, essendo al potere, ci avevano perseguitati e imprigionati, esigevano un accordo dopo che li avevamo rovesciati.
Risposi a Dan, e per suo tramite al passato della rivoluzione:
"Quello che è avvenuto non è un complotto ma un'insurrezione. L'insurrezione delle masse popolari non ha bisogno di giustificazioni. Abbiamo rafforzato l'energia rivoluzionaria degli operai e dei soldati. Abbiamo forgiato apertamente la volontà delle masse per l'insurrezione. La nostra insurrezione ha riportato la vittoria: e ora ci si propone di rinunciare a questa vittoria e di venire a patti. Con chi? Voi siete figure isolate, siete dei falliti, la vostra parte è finita. Andatevene al posto che vi spetta: nella pattumiera della storia."

(brani tratti da Lev Trotsky, La mia vita)

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10 VOLTE NO AI BANCHETTI DEI PADRONI!
di Federico Angius
(coordinamento Sardegna)

Il banchetto dei 10 piccoli padroni sta per iniziare e a pagare saranno ancora una volta lavoratori e popoli oppressi.

Arrivano Italia, Francia, Spagna e Portogallo, i paesi europei accomunati dalla stessa politica repressiva e capitalista. La piccola Europa delle politiche repressive delle banlieues, dei contratti di inserimento e sfruttamento dei giovani, dell'attacco agli stipendi dei lavoratori strenuamente difesi prima del tradimento delle centrali sindacali riformiste, delle politiche ballerine di Zapatero, con la riforma del lavoro che consente l'aumento dei licenziamenti di operai spagnoli e delle sovvenzioni al padronato iberico con una riforma fiscale che riduce la riscossione sui redditi alti di quasi 6800 milioni, otre a minori contributi alla previdenza sociale, con la repressione congiunta dell'indipendentismo basco: chi ha scontato per intero la propria pena si è visto aggiungere altri anni di carcere solo per avere pubblicato articoli sulla questione basca, con scarcerazioni di militanti di estrema destra, per ragioni umanitarie, appartenenti a gruppi anti ETA con la legge della memoria storica che riconosce la legalità della dittatura franchista, con il finanziamento alla chiesa cattolica di 5000 milioni di euro, con la repressione dei migranti senza permesso, con la privatizzazione della scuola. Malta porta i saluti dei militari Nato, presenza in ombra sempre gradita

Arrivano per banchettare con le piccole dittature amiche del resto del mediterraneo:

la Libia porta senz'altro il succulento piatto tipico locale della tutela dei diritti umani, insieme alla promessa di chiudere la stretta sulle partenze di clandestini, per il dessert il Marocco porta il “fumo”, prima fonte di sostegno economica di quella nazione esempio fulgido di democrazia e l'Algeria il gas per riscaldarsi (ottenuto da Soru chiudendo gli occhi sul fatto che in questa nazione si vive il doppio coprifuoco imposto dagli estremisti islamici e dal governo dittatoriale), la Tunisia mette a disposizione paradisi fiscali per riciclaggi sicuri e la Mauritania offre viaggi studio per far conoscere come gestiscono da loro il problema delle minoranze.

Ospita l'Italia dei CPT, della riforma Fioroni, del pacchetto sicurezza, che durante il banchetto allieterà i commensali riproponendo il giochetto della sparizione delle liquidazioni dei lavoratori ovvero illustrerà ai partners il trucco dello scippo del TFR oppure quello dell'impunità dei padroni anche quando questi bruciano i lavoratori sul rogo per i profitti.

IL PARTITO DI ALTERNATIVA COMUNISTA

PORTA TUTTO IL PROPRIO DISSENSO ,

e invita

tutte le forze sinceramente anticapitaliste all'unità nella lotta agli oppressori del proletariato e ai loro servi politici.

Rivolgiamo il richiamo dell'unità dei lavoratori di tutto il Mediterraneo per la costruzione dell'indipendenza di classe e dell'opposizione comunista ai governi pseudo democratici, appoggiati anche nel nostro paese da certa ipocrita sinistra.

Ributtiamoli a mare!

(con Soru e Floris)

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UN GOVERNO SPAVENTOSO
DECRETO "SICUREZZA" E MORTI SUL LAVORO
SCIOPERO GENERALE CONTRO IL GOVERNO RAZZISTA E ASSASSINO
di Fabiana Stefanoni

Ai rivoluzionari spetta un compito non facile: mantenere viva la prospettiva di un mondo liberato dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, dalle guerre imperialiste, dalla violenza che un pugno di capitalisti e banchieri riversano ogni giorno sulla stragrande maggioranza della popolazione. Eppure, talvolta, abbiamo l'impressione che sui rivoluzionari ricada la responsabilità di un compito più elementare e immediato: quello di chiamare le cose col loro nome.
Gli attacchi ai lavoratori, le responsabilità della "Sinistra" di governo
Ci sono alcuni libri per bambini nei quali si apre la finestrella e, sotto l'immagine, compare il nome dell'oggetto: all'immagine della gallina corrisponde la parola gallina , all'immagine del gatto corrisponde la parola gatto . Nel libro del governo Prodi, le cose non funzionano così. Se si apre la finestrella con i colori della pace (con o senza falce e martello), si trova la parola guerra; per la precisione, se il libro è animato, si vedono 250 soldati italiani che il 6 dicembre si affiancano, armi in pugno, agli altri 2350 già presenti in Afghanistan per assumere il comando Isaf della regione di Kabul. Poco più in là, si vedono tanti deputati e senatori con la spilletta arcobaleno (gli stessi che tra l'8 e il 9 dicembre hanno dato i natali a La Sinistra) votare a favore, il 12 novembre, di una Finanziaria che prevede, oltre all'allargamento della base Usa a Vicenza, un ulteriore aumento dell'11% delle spese militari (24 miliardi di euro!), con abbondanti stanziamenti per gli F35, le fregate da combattimento Fremm, i satelliti spia militari, gli Eurofighters (armi pesanti che poco hanno a che spartire con la pace, come ha giustamente sottolineato Alex Zanotelli in un intervento che, se non soffrite di miopia, avrete avuto la fortuna di leggere il 21 novembre in un angolino della pagina delle lettere del Manifesto ).
Se poi aprirà la finestrella con l'immagine dei servizi sociali (il cosiddetto Welfare), lo sfortunato bambino troverà l'immagine degli stessi deputati e senatori che, "in difesa dell'Welfare", votano a favore dell'innalzamento dell'età pensionabile, dell'aumento dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori, del mantenimento del lavoro precario, dei tagli nella pubblica amministrazione e nella scuola pubblica, dell'aumento dei finanziamenti alle scuole private. Similmente, sotto l'immagine con le sigle dei tre principali sindacati italiani (Cgil, Cisl e Uil), compare la faccia sorridente di Montezemolo, che gongola per quanto già ottenuto (accordi di luglio e protocollo Damiano) e per quanto otterrà a breve (a partire dallo smantellamento dalla revisione del contratto nazionale di lavoro); soprattutto, si vede il più basso numero di ore di sciopero degli ultimi anni a fronte del più pesante attacco ai diritti dei lavoratori.
Ma ora veniamo alla finestrella più inquietante: quella della solidarietà e dell'accoglienza. Lì sotto si trova qualcosa di veramente scandaloso: gli stessi senatori e deputati di prima - quelli con la spilletta della pace e della fratellanza, quelli che per anni abbiamo visto sfilare insieme a noi nei cortei per lottare contro l'intolleranza razziale e per chiedere la chiusura dei Cpt - votano a favore di un ignobile decreto razzista . A questo punto, non ci resta che gettare via il libro del governo e spiegare, non solo ai bambini, cosa stanno facendo quei partiti della cosiddetta "sinistra radicale" che sostengono il governo Prodi, come stanno tradendo le ragioni dei lavoratori, degli immigrati, dei precari; come è tragicamente ridicolo che chi è complice delle manovre padronali varate dal governo abbia la faccia tosta di criticarle "in nome dei diritti dei più deboli" (mi riferisco, ovviamente, all'intervista di Bertinotti rilasciata a Repubblica il 4 dicembre).
Decreto sicurezza: un ignobile decreto razzista
Giovedì nero: il 7 dicembre è stato approvato in Senato, col voto favorevole di tutti i senatori della neonata "Sinistra" arcobaleno (Prc, PdcI, Verdi, Sd), un decreto che prevede l'espulsione, adottata sulla base di "segnalazioni" dei sindaci e attuata dai prefetti, di cittadini comunitari "per motivi di pubblica sicurezza". Il decreto ricalca il "Pacchetto sicurezza", già votato all'unanimità (col voto a favore del ministro Ferrero di Rifondazione comunista) in Consiglio dei ministri il 30 novembre. L'allontanamento dal suolo nazionale deve avvenire entro un mese o, nei casi più gravi (cioè a discrezione di sindaci e prefetti), entro 10 giorni: per 5 anni il cittadino espulso non potrà più mettere piede nel nostro Paese. E' prevista, invece, l'espulsione immediata per motivi "imperativi" di pubblica sicurezza. Oltre a ciò, si attribuiscono ai sindaci delle facoltà di adottare provvedimenti urgenti (e discrezionali) per prevenire o eliminare gravi pericoli per la "sicurezza urbana".
E' un decreto inquietante. Il solo fatto che vengano estesi i poteri di quei sindaci che, in questi giorni, stanno marciando e organizzando manifestazioni e marce razziste sotto i vessilli della Lega Nord - e che, già in passato, hanno dato prove concrete della loro fede padana, dalle panchine tolte a Treviso per impedire agli immigrati di sedersi al divieto a Verona di mangiare per strada per ostacolare i venditori di Kebab - basta a far raddrizzare i capelli.
L'ondata xenofoba - che si manifesta in modo eclatante nella diffusione delle idee di estrema destra nelle scuole e nelle università e nelle esternazioni di molti rappresentanti del centrodestra - è legittimata sia dalle politiche "securitarie" dei sindaci di centrosinistra (si pensi agli sceriffi Chiamparino e Cofferati), sia dagli stessi provvedimenti del governo. Il decreto sicurezza non fa altro che portare alle estreme conseguenze la logica dell'esclusione e della discriminazione che sta alla base di tutte le leggi anti-immigrati dell'ultimo decennio, di centrodestra e di centrosinistra, dalla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, alla Amato-Ferrero ancora in gestazione: gli immigrati sono carne da macello per padroni e padroncini di casa nostra, utili solo finché servono come forza-lavoro sottopagata e ipersfruttata, da emarginare, rinchiudere, isolare, espellere se non servono allo scopo.
Scandaloso che la sinistra radicale abbia votato questo decreto. L'ipocrisia non conosce limiti: Russo Spena e Giordano (Prc) ci spiegano di aver ottenuto "modifiche sostanziali" che giustificano il voto a favore. Quali? Primo, il fatto che il decreto di espulsione, suggerito dal sindaco e attuato dal prefetto, dovrà essere approvato dal giudice monocratico e non dal giudice di pace: come se la gravità non stesse, piuttosto, nel fatto che vengono estese le misure cautelari, compresa la custodia cautelare, con un copione degno di uno Stato di polizia. Secondo, viene tolto il riferimento ai familiari dell'espulso: come se non fosse scontato che l'intera famiglia dello sventurato dovrà seguirne le sorti. Terzo, vengono ricordati i principi della legge Mancino prevedendo la punizione per chi discrimina sulla base dell'etnia e dell'orientamento sessuale: precisazione inutile, visto che la legge Mancino già esiste ma non si traduce in nessun provvedimento nemmeno nei confronti di quei "rappresentanti delle istituzioni" che si permettono di rivendicare l'operato delle SS.
La verità è che è impossibile pensare di emendare un decreto esplicitamente razzista, che punisce un solo reato: il reato di essere immigrato. Da questo punto di vista, è grave anche che la stampa alternativa, come il Manifesto , tanto solerte nel dedicare pagine e pagine all'organizzazione della manifestazione filo-governativa del 20 ottobre, non abbia avviato una campagna contro questo decreto, limitandosi ad alcuni articoli di cronaca (con più attenzione ai deliri della Binetti che a evidenziare le ricadute razziste di questo decreto) e alla pubblicazione, quasi infastidita, di un appello di artisti e di qualche intervento di critica nella solita pagina delle lettere.
A proposito di sicurezza.
Per un macabro scherzo del destino, mentre nelle aule del parlamento si parlava di sicurezza per intendere razzismo, la ThyssencKrupp a Torino ammazzava quattro lavoratori. Altri due ne morivano contemporaneamente a Cassino e su un cantiere ad Avellino. Torneremo con altri articoli su questa vicenda: le morti sul lavoro in Italia hanno raggiunto una media di quattro vittime al giorno. Per ora, accanto alla rabbia per l'ennesima strage di lavoratori, ci limitiamo a ricordare le responsabilità. Prima di tutto, la responsabilità è di un sistema economico e sociale, il capitalismo, che costringe a ritmi di lavoro massacranti i lavoratori in nome del profitto di pochi. Ma la responsabilità è anche di governo, Confindustria e burocrazie sindacali, che firmano accordi che peggiorano le condizioni di lavoro. Non è un caso che molti dei morti sul lavoro sono operai precari e sottopagati, costretti a ore di straordinario insopportabili per evitare il rischio di non vedere riconfermato il contratto. Gli accordi del 20 luglio, ricordiamolo, prevedono la detassazione per il padronato delle ore di straordinario, cosa che, almeno per tutti i precari ricattabili e non sindacalizzati, provocherà un ulteriore prolungamento della giornata lavorativa: i casi come i giovani padri di famiglia, morti dopo aver fatto almeno 4 ore di straordinario, saranno sempre più frequenti. Firmare accordi che favoriscono gli incidenti sul lavoro e poi invitare i lavoratori a indossare la fascia nera in segno di lutto, come fanno i sindacati confederali, è una vera e propria presa in giro. Ridicolo anche, di fronte a questa ennesima tragedia, limitarsi a due ore di sciopero. Serve, ora più che mai, un grande sciopero generale, unitario e di massa, contro il governo razzista e assassino!
Per il ritiro immediato del decreto sicurezza!
Per il ritiro delle manovre antioperaie!
Per un lavoro sicuro e dignitoso per tutti!
Mandiamo via i governi dei padroni, lottiamo per un governo dei lavoratori!

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QUEI FANTASTICI MILLE
DA PITAGORA A FERRANDO (PASSANDO PER GARIBALDI)
corsivo di Franco Crisecci

Molte cose si muovono nel panorama politico, a sinistra dell'Arcobaleno di Giordano. Le minoranze del Prc si oppongono all'abbandono del simbolo. Fuori dal Prc altri progetti: quello di Alternativa Comunista, quello di Sinistra Critica. Tutti progetti diversi tra loro: c'è chi (noi) pensa sia necessario costruire un partito di opposizione di classe; c'è chi (Cannavò e Turigliatto) punta su una rete anticapitalista "tendenzialmente all'opposizione"; c'è chi (le minoranze del Prc) spera ancora in una "exit strategy" di Giordano dal governo. Progetti diversi ma accomunati dal fatto di essere animati da attivisti e militanti, cioè persone in carne ed ossa, alte o basse, grasse o magre, con la barba alla Marx o col pizzetto, con capelli neri o rossi (talvolta anche pelate). Militanti che si vedono, talvolta discutono, magari litigano alle riunioni. Divisi da analisi e prospettive differenti, accomunati dalla constatazione che costruire una organizzazione (si chiami partito o rete) costa fatica, impegno quotidiano: distribuire volantini, scrivere e vendere un giornale, tenere un sito web aggiornato, andare alle riunioni, alle manifestazioni. Ma c'è un progetto diverso da tutti questi, un progetto speciale. Non è speciale per il suo giornale: anzi, a dire il vero, ha solo un semestrale che pubblica articoli del leader e foto ingrandite a riempire pagine intere. Non è speciale per il suo sito web: anzi, a dire il vero, ha un sito web che pubblica solo le dichiarazioni del leader, senza un solo militante che ci scriva. Non è speciale per le sue dimensioni alle manifestazioni: anzi, a dire il vero, sabato 15 a Vicenza dietro al leader c'erano solo trenta militanti trenta. Che cosa, allora, rende diverso e davvero unico questo progetto? La sua continua, prodigiosa e inarrestabile crescita. Mentre gli altri partiti fin qui noti all'uomo reclutano un militante qua, un gruppo là, crescono per salti e fusioni, e sono fatti da gente che respira e consuma ossigeno, mangia e sporca, questo partito si sviluppa in progressione geometrica e non ha bisogno di militanti e dirigenti, non ha bisogno di quel giornale che altri chiamava "organizzatore collettivo". Basta un leader e la potenza della parola infilata in un comunicato stampa: come nella creazione biblica ( in principio era il verbo ) o, se preferite, come nella pubblicità di un noto lassativo ( basta la parola ). Questo partito, ormai lo avete capito, è il Pcl (da non confondere con il Pdl) fondato, diretto e interpretato da Marco Ferrando. Un partito (se così vogliamo chiamarlo) che farà il suo congresso fondativo nei giorni della Befana e che vola sui numeri come la Befana sulla sua scopa. A dieci giorni dal congresso i documenti non sono ancora stati resi pubblici e secondo il sito web del partito i congressi fatti sono stati una ventina in tutto. Il 4 dicembre 2007 Ferrando vantava in un comunicato stampa 2000 (duemila) militanti. Il 23 dicembre 2007, 19 (diciannove) giorni dopo, Ferrando comunica al manifesto che i militanti sono diventati 3000 (tremila). 1000 (mille) militanti in 19 (diciannove) giorni: ha del miracoloso! Non dimentichiamoci che con soli 1000 uomini Garibaldi è pur riuscito a passare alla storia. E si tenga conto che Rifondazione (che pure è nata in circostanze particolari) non ha mai avuto più di 8000 attivisti (pur avendo circa 100 mila iscritti); che Lutte Ouvrière, in Francia da decenni la principale forza dell'estrema sinistra, avrà forse 3000 militanti, eppure riempe i palazzetti dello sport e ha preso anche il 5% alle elezioni. Il Pcl di Ferrando, invece, ha portato solo 30 (trenta) attivisti alla manifestazione di Vicenza e alle elezioni, pur vantando nei comunicati stampa l'1% elettorale, ha preso tra lo 0,1 e lo 0,9% in un pugno di città. Anche se poi ha corretto il risultato (così come altri correggono il caffè con un goccio di grappa) sommando le percentuali invece dei voti reali (cosa che, ahinoi, le dure leggi dell'aritmetica non consentono di fare, a meno che non si sia esagerato con la grappa) e ha così raggiunto lo 0,7%, infine generosamente arrotondato (alzando il gomito) a quell'1% ormai citato in tutti i comunicati del leader, quasi fosse un dato vero.
E' pur vero che il Pdl (da non confondere col Pcl) ha portato ai gazebo 8.327.051 (ottomilionitrecentoventisettemilacinquantuno) persone in un sabato pomeriggio, senza nemmeno creare una fila nelle strade. Ed è pur vero che il Mar Rosso si è aperto al passaggio di Mosè, che Padre Pio ha guarito i paralitici con la semplice imposizione delle sue sante mani, che il sangue di san Gennaro si scioglie quasi ogni anno nell'ampolla, tra le mani di un cardinale usuraio, e che Ferrero fa il ministro "alla solidarietà sociale" in un governo che dà la caccia ai romeni. Insomma, è pur vero che tra cielo e terra, come spiegò Amleto allo scettico Orazio, ci sono più cose di quante non possiamo comprenderne col nostro misero intelletto. Ma questo passaggio da 2000 (duemila) a 3000 (tremila) militanti in meno di 3 (tre) settimane, senza nemmeno la comparsa delle stigmate sulle mani del leader, ha davvero del prodigioso. Eppure una spiegazione razionale, anche in questo caso, c'è. Bisogna andare a cercarla nei libri di matematica, nella teoria dei numeri. In alcuni manuali di matematica si racconta una storiella a illustrare i prodigi della progressione geometrica. Si narra che avendo il saggio Sussa ibn Dahir inventato la scacchiera per il suo signore Shiram, dovendo esprimere un desiderio come ricompensa per aver allietato le tristi serate invernali del suo padrone, chiese di avere solo dei chicchi di grano. Quanti? gli domandò Shiram. Al che il saggio rispose: soltanto un chicco sulla prima casella della scacchiera e poi raddoppiando a ogni casella successiva, fino ad utilizzare le 64 caselle del gioco. Il suo signore rise del modesto compenso, fece infatti due calcoli e pensò: 1 chicco nella prima casella, 2 chicchi nella seconda, 4 nella terza, 8 nella quarta, 16 nella quinta, 32 nella sesta, 64 nella settima, 128 nell'ottava... E qui si interruppe per pigrizia, pensando: in fondo le caselle sono 64 in tutto, dovrò pagare al massimo un sacco di grano. Così accettò la richiesta. Ma quando i contabili si misero a fare il conteggio dei chicchi di grano da dare al saggio inventore della scacchiera scoprirono che, se la crescita appariva modesta alle prime moltiplicazioni, arrivando alla sessantaquattresima casella i chicchi necessari erano esattamente 18.446.744.073.709.551.615.
Che si legge: diciotto trilioni, quattrocentoquarantaseimilasettecentoquarantaquattro bilioni, ecc.
Se anche a voi, come al signor Shiram, sembra impossibile, provate a fare il calcolo (e scoprirete peraltro che non basta una comune calcolatrice da tavolo).
Il saggio si era limitato ad applicare quella che i matematici chiamano "funzione esponenziale" (FE) e che in politica potremmo battezzare "funzione imbrogliona" (FI), anche nota come funzione di Ferrando (FF). Attenzione, però: se, come si suol dire, la matematica non è un'opinione, davanti al Pcl si aprono orizzonti aritmetici sterminati. Abbiamo calcolato che -applicando la funzione esponenziale- in altre 17 (diciassette) giorni dovrebbe risultare iscritta l'intera popolazione italiana (incluso quel vostro zio fascista e gli 8 milioni e rotti del Pdl -da non confondere con Pcl). Pazientando fino a febbraio dovremmo poter vedere le bandiere di Ferrando sventolare per tutta Europa; e entro Pasqua, non c'è dubbio, sarà completato il tesseramento dei cinque continenti.
Tutto ciò avverrà senza sforzo alcuno e all'insaputa dei più. Mentre noi continueremo a costruire pazientemente un partito di militanti, al leader matematico basterà qualche comunicato stampa, una calcolatrice e i rudimenti del calcolo infinetesimale.
D'accordo, Ferrando di Savona non avrà il genio di Pitagora di Samo ma riconoscerete che condivide col grande matematico almeno una cosa: la convinzione che tutto è numero .

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UNA CRISI DI GOVERNO
'NEL POLLAIO' DELLA DEMOCRAZIA BORGHESE
GLI INTERESSI DEI PADRONI E QUELLI DEI LAVORATORI
dichiarazione del Comitato Centrale del PDAC

1. Dopo quasi due anni di attacchi senza precedenti ai lavoratori, ai giovani, ai disoccupati, agli immigrati, il governo Prodi è arrivato forse alla conclusione del suo percorso. La causa della fine di questo governo è tutta interna allo scontro intestino tra gruppi politici, settori e apparati dello Stato borghese (magistrati e parlamentari), uno scontro tra briganti alimentato dal mancato accordo attorno a un diverso meccanismo elettorale capace di garantire, in modo più efficace, la stabilità parlamentare delle coalizioni di alternanza borghese. L'incriminazione del ministro della Giustizia Mastella, e di tutta la sua famiglia parentale e politica (scintilla che ha portato all'attuale esplosione), porta alla luce, per l'ennesima volta, l'intreccio inestricabile tra affari leciti e illeciti in un sistema sociale -il capitalismo- per sua natura basato sullo sfruttamento del lavoro salariato e sulla corruzione che fiorisce negli apparati politici e statali destinati a gestire i profitti della borghesia. Questa crisi politica si colloca nello scenario della crisi finanziaria mondiale e nel quadro più generale della putrescenza di questo sistema che per aumentare i profitti di un pugno di persone continua a produrre massacri tanto nelle fabbriche come sui fronti delle guerre coloniali.

2. Varie sono le ipotesi di conclusione di questa crisi: l'acquisto di qualche senatore a sostegno del governo, nella usuale compravendita parlamentare; un governo tecnico o istituzionale per formulare una nuova e ancor più truffaldina legge elettorale; nuove elezioni entro pochi mesi. La conclusione dipenderà dalla risultante dello scontro in atto in quel parlamento cui si addice oggi più che mai la definizione coniata da Rosa Luxemburg di "pollaio della democrazia borghese". Nessuna di queste conclusioni è vantaggiosa per i lavoratori. Il perdurare di questo governo consentirebbe a Prodi di portare a compimento quelle misure di guerra sociale e di guerra militare (tra poco verrà votato il rifinanziamento delle missioni militari) che l'imperialismo italiano detta al governo.  Un governo di transizione proseguirebbe in queste politiche e servirebbe solo per approntare nuovi meccanismi elettorali per garantire al prossimo governo borghese una più solida base parlamentare per evitare incidenti di percorso e potersi concentrare meglio nel suo lavoro anti-operaio. Nuove elezioni porterebbero alla vittoria di uno dei due poli dell'alternanza borghese e alla costituzione di un esecutivo che, a prescindere da chi lo diriga, raccoglierebbe il "testimone" da Prodi e svilupperebbe le politiche richieste dalla Confindustria per far pagare la crisi economica del capitalismo ai lavoratori.

3. In questo quadro, risultano grottesche le dichiarazioni dei dirigenti di Rifondazione Comunista. Dopo aver votato e sostenuto ogni misura anti-popolare di Prodi -persino i provvedimenti razzisti e la caccia agli immigrati- i dirigenti di Rifondazione hanno dichiarato oggi che sarebbe l'interruzione prematura della legislatura a impedire quella "grande redistribuzione sociale" che da due anni annunciano come "imminente" per far ingoiare ai lavoratori i sacrifici. Giordano ha anche aggiunto che la possibile caduta di Prodi sarebbe dovuta al complotto di presunti settori "retrivi" della borghesia, spaventati dall'influenza esercitata da Rifondazione su questo governo.
La realtà è ben diversa: la borghesia, i suoi settori principali, non hanno congiurato contro il governo e anzi oggi in coro tutta la grande stampa borghese (da Repubblica al Corriere della Sera , dalla Stampa al Sole 24 Ore ) definiscono "irresponsabile" la mossa di Mastella. La grande borghesia ha sostenuto fin dall'inizio questo governo perché sapeva che avrebbe potuto sviluppare un violentissimo attacco ai lavoratori senza produrre una adeguata reazione sociale, grazie al ruolo di cuscinetto svolto dalle burocrazie sindacali (Cgil in testa) e dalle burocrazie socialdemocratiche (Prc, Sd, Pdci, Verdi). Ciò che preferisce oggi la grande borghesia non è dunque un ritorno di Berlusconi (a cui pure si adeguerebbe, se necessario, come ha fatto negli anni passati) ma piuttosto una minor litigiosità nel pollaio parlamentare (ottenuta attraverso una legge elettorale differente) e, se possibile, il rilancio di questa stessa formula di governo, eventualmente con una nuova coalizione tra il neonato Partito Democratico di Veltroni e il futuro partito socialdemocratico alla cui fondazione lavorano i quattro partiti de La Sinistra - l'Arcobaleno. Ogni governo va bene alla Confindustria purché sia capace di tutelare i profitti delle aziende: e la formula del centrosinistra si è rivelata sinora la più efficace in tal senso, dunque è quella preferibile nel gioco dell'alternanza tra i due poli che, in ogni caso, garantisce alla borghesia di vincere comunque, come un giocatore di roulette che puntasse contemporaneamente sul rosso e sul nero, sul pari e sul dispari.

4. I fatti di questi mesi e gli sviluppi di questi giorni confermano la lezione dell'intera storia del movimento operaio che abbiamo ripreso e sostenuto fin dalla nascita della nostra organizzazione da una scissione di Rifondazione nell'aprile 2006 (uscimmo mentre altri dirigenti di quel partito si preparavano alla spartizione delle poltrone): non c'è governo amico dei lavoratori nel capitalismo, non c'è possibilità di "condizionare" i governi della borghesia, il ruolo dei comunisti è sviluppare l'opposizione a ognuno di questi governi per preparare i rapporti di forza necessari a rovesciare questo sistema sociale e i suoi governi e aprire la strada a un governo degli operai per gli operai. E' una strada lunga e difficile ma, come si vede, non ci sono scorciatoie. Per questo oggi ribadiamo che nessuna delle soluzioni che può uscire dal pollaio del parlamentarismo borghese può soddisfare le esigenze, anche immediate, delle masse popolari. Il baricentro dello scontro non è tra le poltrone vellutate di Mastella, Dini e D'Alema: il baricentro è nella lotta di classe nelle piazze e nei luoghi di lavoro, nella ripresa della conflittualità operaia che è stata soffocata in questi due anni (con un calo storico delle ore di sciopero) per l'assenza di un grande sindacato di classe e di un partito comunista con influenza di massa. Occorre dunque ripartire dalle lotte e dalle esperienze già in atto di opposizione di classe al governo, per costruire un grande sindacato conflittuale e non concertativo e un partito comunista rivoluzionario. Occorre unire i lavoratori, i precari, i disoccupati, i lavoratori immigrati, attorno a una piattaforma rivendicativa che rovesci tutte le politiche sociali e militari dei governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni. E, su queste basi, costruire anche, laddove sia possibile, una rappresentanza del mondo del lavoro nelle istituzioni borghesi, da utilizzare come tribuna delle lotte. Quella tribuna che finora è mancata non solo per la responsabilità delle burocrazie socialdemocratiche ma anche per le oscillazioni di quelle organizzazioni come Sinistra Critica di Turigliatto (che si definisce non a caso "tendenzialmente all'opposizione") o come le minoranze del Prc che, con i loro parlamentari, hanno fino ad oggi sostenuto le principali misure del governo o non si sono spinte oltre una logica di astensioni, non partecipazioni al voto, o, al più, oltre qualche raro voto contrario (ma solo quando era ininfluente nell'aritmetica parlamentare).

5. Il baricentro della lotta di classe è fuori dal parlamento e dai suoi scontri interni, è nello sviluppo delle mobilitazioni dei lavoratori. Quanto alle elezioni, quasi sicuramente anticipate (o alla prossima primavera o, nel caso di governi di transizione, a quella successiva), costituiranno, in questo quadro, un momento secondario ma comunque possibile di battaglia dei comunisti. Come PdAC siamo disponibili, nell'autonomia del nostro progetto rivoluzionario complessivo, alla costituzione di blocchi elettorali con tutte le forze che si collocheranno strategicamente fuori dai due poli dell'alternanza borghese e saranno pronte a costruire una ferma e reale opposizione di classe alla borghesia nei luoghi di lavoro, nelle piazze e anche in parlamento.
Roma, 25 gennaio 2008

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LA CRISI DI GOVERNO
FINISCE TRA GLI SPUTI LA 'GRANDE SVOLTA RIFORMISTA'
RIFONDAZIONE PRONTA A FARE ACCORDI CON BERLUSCONI
a cura della redazione nazionale del PDAC

Tra sputi, schiaffi e corruzione, il governo Prodi è infine caduto, in mancanza dei voti di vari gruppi dell'Unione (Mastella, Dini) e col voto contrario del senatore di Sinistra Critica che si è infine deciso, dopo due anni di sostegno altalenante al governo, a non garantire la fiducia: certo stavolta (a differenza di altre), visto lo scarto di voti, la scelta di Turigliatto era ininfluente sulle sorti del governo: ma è stata comunque una scelta giusta e lodevole, anche se tardiva.
Sui motivi della crisi del governo borghese non c'è molto da aggiungere a quanto abbiamo scritto nella Dichiarazione formulata nei giorni scorsi e riportata qui sotto.
In questo testo, scritto subito prima della caduta del governo al Senato, sono già analizzati i possibili sviluppi della situazione. I partiti borghesi e i quattro partiti socialdemocratici della "cosa rossa", tutti divisi al loro interno e in scontro tra loro, stanno in queste ore cercando una soluzione che faccia ricadere i costi della crisi ancora una volta sui lavoratori.
In prima fila in questo sforzo è il gruppo dirigente di Rifondazione Comunista che, davanti al palese fallimento dei suoi presunti tentativi di "condizionare" il governo della borghesia, non solo non cambia strada ma persiste e rilancia, fino a dichiararsi disponibile a sostenere insieme a Berlusconi un cosiddetto "governo di transizione" che porti a nuove elezioni in cui la socialdemocrazia unita, alleata col Pd di Veltroni, spera di avere qualche possibilità di vincere per tornare al governo insieme alla borghesia e contro i lavoratori. Anche stavolta tutto ciò viene fatto in nome di una "grande svolta riformatrice", come quella finita ieri tra gli sputi dei senatori.
La vera svolta che serve è invece una svolta di opposizione di classe, per costruire nelle lotte l'unica soluzione realistica alla crisi: una soluzione operaia. Ed è in questa prospettiva che i militanti di Alternativa Comunista continueranno a battersi.

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L'ABITO E IL MONACO
RIFONDAZIONE COMUNISTA ALLA DERIVA
di Fabiana Stefanoni

Mentre Veltroni cerca di contendere a Berlusconi lo scettro di leader di un partito azienda candidando i peggiori tirapiedi del capitalismo italiano - dall'ex presidente dei giovani di Confindustria Colaninno al generale Del Vecchio, dal presidente di Federmeccanica Calearo a Pietro Ichino - Rifondazione comunista, dopo due anni di sostegno incondizionato alle manovre padronali e guerrafondaie del governo Prodi, raccoglie i cocci del mancato accordo elettorale col Pd. Veltroni, per guadagnare fette di elettorato di centro, ha preferito scaricare la Sinistra Arcobaleno (il blocco elettorale tra Prc, PdcI, Verdi e Sd): a nulla sono valsi i disperati appelli di Giordano e degli altri segretari dei partiti confluiti nell'Arcobaleno, disposti a tutto pur di mantenere viva la prospettiva di una nuova alleanza di governo.

Il Pd ha fatto per ora concessioni all'Arcobaleno solo sul terreno delle elezioni amministrative: a partire da Roma, Rifondazione comunista sosterrà i candidati del Pd, compresi quelli indicati dal Vaticano (come Rutelli, appunto).

 

L'abito del programma...

Messa alle strette dal benservito di Veltroni, la Sinistra Arcobaleno, dopo aver rinunciato definitivamente ai simboli del comunismo, la falce e il martello, sta cercando di recuperare credibilità con la presentazione di un programma per le nuove elezioni apparentemente "più a sinistra" di quella che è stata l'azione di governo dei partiti che la compongono. Ciò non toglie che questo programma è persino più moderato di quello della Rifondazione "movimentista" di qualche anno fa (quella che Sinistra Critica continua ad apprezzare) e una serie di rivendicazioni sono state definitivamente chiuse nel cassetto, insieme alla falce e martello. Ad esempio, non si chiede più l'abolizione della Legge 30, ma solo la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato dopo 36 mesi di lavoro. Così pure, è tabù la parola d'ordine del ritiro delle truppe mentre si dà il via libera alla partecipazione a missioni militari sotto l'egida dell'Onu. L'aumento salariale proposto è veramente miserrimo: si parla di 8 euro lordi l'ora.
Ma il dato saliente di questo programma non è tanto il carattere moderato della piattaforma rivendicativa, quanto l'ipocrisia che lo ammanto, dato che gran parte di queste stesse richieste sono state smentite nei fatti dalla politica di governo di tutti i partiti dell'Arcobaleno, Rifondazione in testa. Facciamo solo qualche esempio. Si dice No al raddoppio della base Usa a Vicenza, ma quel raddoppio è stato votato, insieme all'aumento delle spese militari, in occasione del varo dell'ultima finanziaria proprio da Prc, PdcI, Verdi e Sd, cioè da tutti i partiti che oggi compongono l'Arcobaleno. Similmente, si chiede la chiusura dei Cpt e l'abolizione della Bossi Fini: peccato che, nonostante la presenza di un ministro di Rifondazione (Ferrero) alla Solidarietà sociale, nulla sia stato fatto in questo senso, anzi, il ministro Ferrero, di suo pugno, ha firmato un decreto che garantisce la sopravvivenza dei Cpt. Non solo: a fine anno tutti i partiti dell'Arcobaleno hanno approvato in consiglio dei ministri il famigerato Pacchetto sicurezza, un decreto razzista e xenofobo. Si parla di aumentare la spesa sociale e di abolire i ticket, ma anche su questo versante si è operato in direzione contraria: entrambe le finanziarie dello scorso governo hanno ridotto sensibilmente le risorse destinate all'Welfare, favorendo invece i processi di privatizzazione.

...non fa il monaco

Ridicoli sono i tentativi dei partiti dell'Arcobaleno di rifarsi una verginità, dopo aver sostenuto attivamente per due anni le peggiori nefandezze padronali. Così, recentemente, tra l'altro senza omogeneità nel voto, i partiti della neonata formazione non hanno votato a favore, in parlamento, della proroga alle missioni militari all'estero. Prc e PdcI hanno espresso un voto contrario, mentre Verdi e Sinistra democratica non hanno partecipato al voto. Come ha candidamente dichiarato Giordano, si è trattato di un mero calcolo elettorale: il tentativo disperato di guadagnare qualche voto. Vanno interpretati nello stesso senso i distinguo , in consiglio dei ministri, di Ferrero (Prc) e Pecoraro Scanio (Verdi) al momento del voto al decreto che trasforma in legge il Pacchetto sicurezza (mentre il ministro Bianchi, in quota PdcI, ha votato ancora a favore). In entrambi i casi, si tratta di mosse ipocrite, oltre che ridicole.
Per chi avesse la memoria corta, ricordiamo che tutte le forze dell'Arcobaleno - Rifondazione in testa - hanno non solo difeso, ma anche sostenuto a spada tratta il voto a favore al rifinanziamento di tutte le missioni militari all'estero; inoltre, hanno votato a favore del Pacchetto sicurezza nella sua prima versione, che in quasi nulla differisce da quella attuale. E' troppo facile cambiare direzione di marcia solo quando non c'è nulla da perdere. Appaiono grottesche le dichiarazioni di Bertinotti, che ora definisce "impraticabile" l'alleanza elettorale col Pd, quando, fino all'ultimo, si è cercato un accordo ("c'erano due forze: il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Si poteva aprire una relazione, loro non hanno voluto", dichiarava lo stesso Bertinotti su la Repubblica il 27 febbraio).

La deriva di Rifondazione comunista

Rifondazione comunista - che, con il blocco elettorale, ha accelerato il processo di scioglimento del partito in un soggetto unico della socialdemocrazia, senza riferimenti, nemmeno nel simbolo, alla tradizione comunista - ha recentemente varato le liste elettorali. Mentre la principale delle minoranze interne, l'area Essere comunisti (Grassi), ha incassato almeno due eletti sicuri, in cambio della rinuncia all'opposizione critica nel partito, le altre minoranze, come quella dell'Ernesto (nata da una scissione dell'area di Grassi) sono state escluse. Il documento presentato dalla Segreteria nazionale e approvato a larga maggioranza nel parlamentino del partito parla di un "bilancio sostanzialmente negativo" dell'esperienza di governo. Ma, al di là delle parole, la prospettiva non viene messa in discussione ed è sempre la medesima: governare con quei partiti, come il Pd, che rappresentano gli interessi delle grandi banche e della grande industria. Il vero scopo del gruppo dirigente bertinottiano rimane quello di riguadagnare una prospettiva di governo comune con il Pd, come dimostrano i tentativi di rassicurare in la borghesia italiana, fino alla rimozione della simbologia comunista poco gradita al padronato. Lo stesso Veltroni, che, per ragioni di propaganda, ora lancia la parola d'ordine del "governeremo da soli", non ha mai escluso un possibile dialogo di governo con l'Arcobaleno. I progetti di Veltroni e Bertinotti, oggi divisi sul piano elettorale, mirano a confluire in un comune disegno: un governo che, come il precedente, sappia garantire a padronato e Confindustria ghiotti risultati in un contesto di pace sociale. Il ruolo della socialdemocrazia, che oggi indossa i colori dell'Arcobaleno, è sempre stato questo: garantire un controllo sulle burocrazie sindacali e sulle direzioni dei movimenti, in funzione del compromesso di classe.
Dunque, Rifondazione resta la stessa: non basta qualche non partecipazione al voto per cambiare la pelle di un partito che si è mostrato, di recente, addirittura disponibile a sostenere un governo tecnico con le destre! La decisione di abbandonare la falce e martello rappresenta la sanzione, anche sul terreno simbolico, della deriva irreversibile di Rifondazione comunista. O si sta con i padroni, o si sta con i lavoratori: questo oggi ci spiega Bertinotti... dopo che per due anni si è seduto al fianco dei padroni, contro i lavoratori.
Facciamo appello a tutti i militanti di Rifondazione comunista, a partire dai compagni delle minoranze interne, a prendere atto del fallimento della politica di governo di Rifondazione comunista, ad abbandonare un partito che si appresta a diventare appendice socialdemocratica del Pd, a costruire con noi, nelle lotte e nei luoghi di lavoro, un partito comunista che mantenga viva l'unica prospettiva in grado di non tradire gli interessi dei lavoratori, dei giovani precari, degli immigrati, delle donne: la prospettiva di un governo di lavoratori per i lavoratori.

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Elezioni: in Tv lo strapotere dei partiti borghesi
MA PCL E SINISTRA CRITICA SE LA PRENDONO
CON ALTERNATIVA COMUNISTA
E fanno battaglia perché vengano censurati... i comunisti
di Francesco Ricci

 

I due poli dell'alternanza borghese possono investire nella campagna elettorale i milioni dei finanziamenti che ricevono dallo Stato che amministrano per conto dei padroni e i milioni che incassano direttamente dai padroni stessi. Alle altre sigle le televisioni e i giornali riservano uno spazio infimo.
E' la democrazia borghese, nulla di cui stupirsi.
Un poco di stupore lo merita invece il comportamento delle due forze che, come noi, si presentano a sinistra dell'Arcobaleno: forze che -è bene ricordarlo ancora una volta- sono presenti in tutte le circoscrizioni (a differenza del PdAC) non perché hanno un maggior radicamento o perché sono più grandi (siamo tutti e tre della stessa taglia) ma soltanto perché non hanno dovuto raccogliere le firme, godendo del sostegno di parlamentari eletti nelle liste di altri partiti: è il caso di Sinistra Critica, che ha un parlamentare e un senatore eletti nel 2006 nelle liste del Prc in virtù dell'impegno preso con Bertinotti a votare la fiducia a Prodi (cosa che poi hanno poi fatto per due anni) ed è il caso del Pcl che si presenta grazie alla firma del guerrafondaio Giorgio Carta (notizia che i dirigenti del Pcl continuano significativamente a tenere celata agli stessi militanti del loro partito).
La cosa degna di nota, in una campagna elettorale in cui i partiti dei padroni utilizzano i miliardi gentilmente offerti dalla democrazia delle casseforti, è che Pcl e Sinistra Critica, invece di denunciare la vera natura di classe di questa democrazia, protestano perché troppo spazio è stato concesso... ad Alternativa Comunista!
Ha iniziato il Pcl con un esposto ufficiale (in marca da bollo e foglio protocollato) inoltrato alla Commissione di Vigilanza della Rai e agli organismi governativi, denunciando la "discriminazione" subita non solo e non tanto a favore dei partiti borghesi ma... in relazione a imprecisate "liste minori". Leggendo questo testo con cui Ferrando invocava un intervento di censura da parte dello Stato contro le "liste minori" cui sono lasciate quelle briciole di spazio non occupato da Veltroni e Berlusconi, abbiamo sperato che si riferisse ai fascisti di Fiore (quel Fiore di Forza Nuova a cui Ferrando ha stretto la mano nello studio Tv di Porta a Porta, a telecamere spente -secondo quanto ha dichiarato sui giornali, senza ricevere smentite, Bruno Vespa).
Poi abbiamo letto in un'intervista Flavia D'Angeli (candidata premier di Sinistra Critica) spiegare al giornalista non il suo programma e anche, eventualmente, le differenze con Alternativa Comunista: ma sottolineare che Alternativa Comunista non è presente in tutte le circoscrizioni (senza aggiungere in virtù di quale... merito, Sinistra Critica è viceversa in tutte).
E non è ancora finita. Marco Ferrando (leader massimo del Pcl) ha assicurato in un'intervista al manifesto , in risposta alle nostre argomentazioni politiche, che i militanti di Alternativa Comunista dicono "fesserie". Risposta un po' volgare ma ognuno usa gli argomenti di cui dispone. Peccato però che Ferrando ritenga che in conseguenza di questo suo verdetto su alcune centinaia di lavoratori e giovani che compongono il nostro partito, giornali e Tv dovrebbero oscurarci.
Sollecito in questa sua battaglia democratica per la libertà di stampa dei comunisti, Ferrando ha fatto presente questo suo punto di vista in tutte le trasmissioni a cui è stato invitato, da ultimo a Matrix.
Non solo. Ferrando e la D'Angeli, come ci hanno poi spiegato dei giornalisti della Rai, increduli e divertiti, si sono premurati di informare tutte le redazioni che secondo le norme elettorali (quelle stesse norme contro cui scagliavano strali quando ancora non era stato garantito loro di potersi presentare senza firme) Alternativa Comunista non ha diritto al loro stesso spazio in Tv... In altre parole, anziché lamentarsi degli spazi concessi ai fascisti e ai partiti che difendono le guerre, protestano per gli spazi concessi... ad altri comunisti!
Ma al peggio non c'è mai fine. Così Flavia D'Angeli ha utilizzato una parte del tempo che ha avuto l'altra sera nella conferenza stampa su raidue per alzare la sua vibrata protesta contro il fatto che... Che Pd e Pdl hanno spadroneggiato su tutti i media , dimostrando che questa democrazia è truccata, direte voi completando la frase. No: la compagna D'Angeli ha protestato perché le testate giornalistiche hanno dato spazio... ad Alternativa Comunista e i giornalisti -si è lamentata- "non tengono conto di quanto dice il Ministero degli Interni" (citiamo testualmente).
Riassumendo: due mesi fa la D'Angeli e Ferrando protestavano contro le norme antidemocratiche che impongono assurde soglie di sbarramento preventivo; un mese e mezzo fa la D'Angeli e Ferrando sono stati esentati dalla raccolta firme (v. sopra) e dall'attimo seguente non hanno più protestato contro le norme antidemocratiche che comunque continuavano a penalizzare altri meno inclini di loro ai compromessi; infine oggi la D'Angeli e Ferrando invocano una più rigida applicazione di quelle norme antidemocratiche contro Alternativa Comunista che ha avuto troppi spazi in Tv.
Che dire? Per parte nostra non risponderemo a Ferrando dandogli del "fesso": perché i nostri insulti li riserviamo agli avversari di classe e ai fascisti. Preferiamo esporre le nostre differenze con Sinistra Critica e Pcl argomentandole politicamente (si veda il nostro articolo "Perché tre forze a sinistra dell'Arcobaleno", pubblicato su questo sito).
Quanto allo spazio mediatico, che abbiamo avuto in questa campagna elettorale, è stato per noi prezioso per far conoscere il nostro partito e un programma di classe, per stringere centinaia di nuovi contatti anche in città dove non eravamo ancora presenti. E' questo peraltro l'unico motivo per cui noi abbiamo partecipato alla campagna elettorale.
Insomma, noi non faremo querele, denunce, proteste o esposti; né alla magistratura, né a enti preposti, commissioni di vigilanza, commissioni ministeriali, minculpop o altro. Non invocheremo l'intervento censorio, contro trotskisti e comunisti, né del Ministero degli Interni né della Guardia di Finanza, né del Sismi né dell'Ucigos. E nemmeno della Guardia Forestale.
Sarà forse perché sappiamo distinguere tra nemico di classe e avversario politico e non ci appelliamo all'intervento del primo contro il secondo. O perché non coltiviamo amicizie tra le Autorità Competenti, tra onorevoli e deplorevoli atlantisti, tra toghe e ufficiali delle Forze dell'Ordine dello Stato.
O forse, ancora, perché saremo pure fessi ma non abbiamo perso il senso del ridicolo...
Una cosa è comunque più chiara oggi di ieri: il perché del rifiuto di Sc e Pcl alla nostra proposta di tentare, ferme restando le differenze tra le tre organizzazioni, la presentazione di una lista comune a sinistra dell'Arcobaleno. Quando l'autoreferenzialità e il settarismo prevalgono su tutto, a farne le spese è la razionalità di una scelta tattica che pure avrebbe consentito una maggiore visibilità in campagna elettorale alle lotte di opposizione. Quelle lotte dei lavoratori di cui Sinistra Critica e Pcl si proclamano paladini. Quando non sono troppo impegnati a invocare la censura contro i trotskisti.

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VIA LE TRUPPE... SUBITO!
INTERVISTA ALLA CANDIDATA PREMIER PDAC
FABIANA STEFANONI
a cura della redazione web nazionale

Sei coordinatrice nazionale del comitato "Via le truppe!". Parlaci della campagna per il ritiro delle truppe.
Il comitato "Via le truppe!" è nato circa due anni fa, in seguito all'invio dei militari italiani in Libano da parte del governo Prodi. Abbiamo avviato questa iniziativa nell'ambito di una campagna europea per il ritiro delle truppe da tutti gli scenari di guerra, che ha visto la nascita di comitati in molti Stati, dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia al Belgio. In Italia, sono nati comitati "Via le truppe" in tante province: sono state organizzate decine di iniziative di controinformazione, banchetti,